Era come trotterellare in un campo di fiori

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Ho sempre sognato di diventare mamma.

E quando dico "ho sempre sognato" é perché davvero é sempre stato il mio sogno. C'è chi vuole fare la ballerina, chi vuole fare il calciatore e chi vuole fare l'astronauta. Ecco, io nella mia vita ho sempre voluto fare la mamma.

Quando ero piccolina rubavo le riviste di moda per bambini di mia mamma, mi chiudevo in camera e, una volta seduta sul mio letto, mi immaginavo di prendere un the con un'amica sfogliando l'album di foto dei miei figli. Ogni pubblicità della rivista mi dava modo di crearmi uno scenario diverso, la passeggiata in campagna, le vacanze al mare, un pomeriggio in centro, ed io parlavo con la mia amica immaginaria dicendole : «Hai visto? Ecco mia figlia mentre cavalca per la prima volta un cavallo!», «Qui i miei bimbi erano ancora piccolini...Hai visto Filippo? Non camminava ancora, quanto era carino»,«Queste sono le mie ragazze quest'estate al mare, si sono davvero divertite!». Avevo le idee molto chiare, io avevo tre figli: due bambine, Federica,capelli castani, la più grande; Francesca, capelli biondi, la mezzana; e Filippo, capelli variabili secondo quelli del bambino della pubblicità, il più piccolino. E non mi lasciavo influenzare: se nella foto c'erano più di tre bambini, sicuramente quella diventava la foto della festa di compleanno di Lucilla, la migliore amica della mia Federica.

Per anni mi sono immaginata il momento in cui avrei scoperto di essere incinta. Era il mio "pensiero felice", di quelli che ti fanno volare.

E quando finalmente questo momento é arrivato, beh, é stato bellissimo.

Era come se avessi bevuto un infinito elisir di felicità, come se il mondo si fosse improvvisamente dipinto di rosa, come se qualcuno mi avesse messo due mollette sulle guance, perché non riuscivo a perdere il sorriso.

Inoltre il test indicava -incinta da due-tre settimane- quindi io, convinta di aver già guadagnato un'enorme vantaggio nella mia gara contro il tempo, felicissima e con un sorriso smagliante mi ripetevo "E' straordinario, vuol dire che mancano solo 8 mesi e mediamente 10 giorni all'arrivo del mio bimbo" (Oddio, quanto ero profondamente e tristemente illusa, ancora non sapevo che avrei aspettato molto più di questo prima di arrivare al fatidico giorno, ahimé).

Quando mi svegliai il giorno seguente ero completamente stralunata. Il giorno prima passeggiavo ingenuamente per la soleggiata Parigi bevendomi un cappuccino Starbucks e pianificando il viaggio in Vietnam (ebbene si, ma questa é un'altra storia...), e il giorno dopo ERO MAMMA. Come era potuto accadere? Come puo' la vita cambiare cosi' in fretta? Andai al bar in cui andavo sempre, nella piazzetta dietro casa. Tutto era diverso. In sottofondo le chiacchere della gente, i clacson delle macchine, il rumore delle tazzine di caffé appoggiate sui piattini. Ma per me era come se fossi in cima ad una montagna, nel silenzio, in meditazione. Presi un caffé. Prima di uscire guardai lo scontrino sul bancone, lo presi e me lo misi in tasca. Volevo ricordarmi per sempre di quel momento. Perché per me quella era la prima volta che bevevo un caffé con mio figlio.

Avevo un appuntamento a pranzo con un amico. Mi ero ripromessa che non ne avrei parlato con nessuno ma era davvero difficile. Avevo voglia di fermare ogni persona che mi passava accanto, baciarla e dirle «Ciao, ti bacio perché sono incinta e sono felice». Arrivai dal mio amico in anticipo e quindi decisi di ingannare l'attesa entrando in una boutique vintage. Mi aggiravo in mezzo ad una valanga di coloratissime camicie, sgragianti soprabiti e brillantinose gonne ma io non vedevo nulla. Mi fermai davanti ad un baule al cui interno c'erano solo vecchi Jeans Levi's. Ne presi due o tre e andai verso il camerino. Avevo scelto solo modelli a vita alta, rigorosamente strettissimi. Quando uscii dal camerino il commesso mi guardo' e mi disse «Le stanno bene, dovrebbe prenderli». Risposi «Non posso» . Lui mi guardo' stranito e mi chiese «Perché "non puo'?"». "No, Miki, no, ora tu non gli dirai "perché sono incinta e sono felice".Non lo farai. E soprattutto non lo bacerai". Non gli risposi, gli sorrisi e rientrai in camerino a spogliarmi quegli assurdi jeans che avevo deciso di provarmi.

I primi tre mesi furono strani. La pancia non si vede ancora, non senti ancora il tuo bimbo muoversi, non hai ancora quell'ufficiale e socialmente accettato statuto di "donna incinta" che impone alla gente di lasciarti il posto a sedere nel pullman o che ti fa passare per prima alla cassa del supermercato. Niente alcool, niente caffeina, scordati le verdure crude e sognati il tiramisu'. Questi sono i primi tre mesi, ma ero talmente assuefatta da un ingannevolissimo mix di ormoni che alla fine furono belli pure quelli.

E poi é arrivato il secondo trimestre. Beh, quello é stato una vera pacchia! Passeggiavo baldanzosa per le strade di Parigi mostrando all'universo la mia ormai visibilissima pancia di cui andavo estremamente fiera; entravo nei negozi per bambini e la domanda "E' per un regalo?" si era trasformata in " E' un maschietto o una femminuccia?", e io ne andavo estremamente fiera; sul pullman avevo sempre qualcuno che, sorridente, mi lasciava il proprio posto a sedere, ed io, altrettanto sorridente, gli rispondevo «Non si preoccupi, sto in piedi » , e ne andavo estremamente fiera. Per me era come vivere in un mondo fatto di marshmallow e leccalecca, dove tutti sono gentili e felici. In realtà non era per niente cosi', ma il famigerato e già precedentemente citato mix di ormoni mi faceva vedere tutto attraverso una lente di zucchero filato, ed io, sempre più assuefatta, ero felice, ed ovviamente fiera. 

E poi arrivano gli ultimi tre mesi. Eh si, non ci si scampa, volente o nolente loro arrivano. E, in maniera inversamente proporzionale, più loro arrivano, più i tuoi piedi spariscono. Ed insieme a loro la tua capacità di tagliarti l'unghia dell'alluce. Ogni singolo giorno pensavo che era ingiusto che io non fossi nata pecora, perché la gravidanza di una mamma pecora dura all'incirca 150 giorni, e per me già 151 erano troppi. Ma adoravo la mia pancia. Non c'é niente di più bello del corpo di una donna incinta. 

Quando arrivi al nono mese sei talmente incinta che non lo sei più. Tutto ruota attorno al giorno X. Le dodici fatiche di Ercole non sono nulla rispetto a quello che deve affrontare una donna incinta a termine. Raccogliere le chiavi di casa ad esempio, infilare le scarpe, o semplicemente alzarsi dal letto. Quando poi il giorno X arriva ben oltre il giorno previsto, beh in qual caso perfino respirare diventa complicato. Ma essere incinta é meraviglioso. Ed oggi che oramai sono passati parecchi mesi da quel periodo in cui mi alzavo ogni mattina dicendomi "Oh mio Dio, magari oggi partorisco" ed andavo a letto ogni sera dicendomi "Noooo, é terribile, non ho partorito neppure oggi!", lo posso definitivamente affermare : la gravidanza é una figata.

Ho adorato vedere il mio corpo evolvere per nove mesi per fare sempre più spazio alla voglia di vita che cresceva nella mia pancia.

Ho adorato mangiare la nutella convincendomi che se lo sentivo scalciare era perché piaceva anche a lui.

Ho adorato ascoltare la musica immaginando che la sentisse anche lui.

Ho adorato il momento delle ecografie, il momento in cui ho sentito il suo cuore battere per la prima volta, il momento in cui mi hanno annunciato che era un maschietto (e che no, proprio non ci si poteva sbagliare, era chiarissssimo che era un bimbetto e non una bimbetta).

Ho adorato essere in simbiosi con lui.

Ho adorato immaginare che nella mia pancia c'era la più bella cosa che io e Julien avessimo mai fatto.

Io la gravidanza l'ho vissuta cosi'. Era come trotterellare in un campo di fiori.

Foto d'archivio

Rewind al giorno della primissima ecografia - Esplosione di felicità

Fine Primo Trimestre - La pancia comincia a vedersi

Jardin du Luxembourg, giorno della seconda ecografia - Pace dei sensi

Il bacio da pirata del Babbo - Amore

Grand Palais - Di modo tale che a tutti fosse chiaro che li' dentro c'é Teo Miljian

Inizio Terzo Trimestre 

Nove Mesi - Teo-tavolo

Cour du Commerce Saint-André - Meno un giorno alla data prevista, e tutto tace

Trovai questa foto su internet in uno degli infiniti pomeriggi in cui aspettavo che il mio bimbo si decidesse ad uscire. Ero stanca, e mi chiedevo perché era già passata una settimana dalla data prevista ed io non avevo ancora partorito. Non ne potevo più. E poi caddi su questa immagine. Mi fece riprendere fiducia, ed improvvisamente provai un profondo senso di pace. Era proprio vero. Il mio bambino avrebbe saputo scegliere il miglior momento. Mi tranquillizzai, e decisi di non disperarmi più. Quella stessa notte cominciarono le contrazioni, e Teo nacque il giorno seguente. Bisogna avere pazienza e fiducia. E si sarà sempre ripagati.

The Three of Us

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