Cosa vogliamo insegnare ai nostri figli partendo a fare il giro del mondo

Due figli. Un ricciolo biondo che ha da poco superato i due anni, una piccina di neanche nove mesi. E la scelta di lasciare tutto, vivere senza casa, e intraprendere l'avventura più elettrizzante e impegnativa che ci sia. Un viaggio attorno al mondo.

Ma perché?

Sto scrivendo seduta sul mio letto, appoggiata ai miei cuscini. Nella casa regna il silenzio, ritmicamente interrotto solo dal respiro dei miei bambini, che si stanno entrambi riposando dopo pranzo. Teo nel suo lettino, nella sua camera, abbracciato al suo cuscino. Lia nel suo letto, sulle sue dolcissime lenzuola a fiori. Quando si sveglierenno, probabimente giocheranno insieme, ognuno con i propri giocattoli, riposti sempre nelle stesse scatole, quelle che ogni mattina loro stessi prendono con le loro mani, e che sanno perfettamente dove si trovano. Dopo aver giocato, probabilmente faranno merenda, ognuno con il proprio jogurt preferito, e poi ricominceranno a giocare, fino a che non scatterà l'ora x, ed allora io e il loro papà cominceremo a preparali per la sera. Pulizia, cena, bacio, e buonanotte. E cosi' via di nuovo il giorno dopo.

Fino a quel giorno. Fino a il Giorno.

Un giorno saliranno su un aereo, senza un biglietto di ritorno. Si ritroveranno in una camera d'albergo, e sarà cosi' per parecchio tempo. Aereo, casa nuova in locazione, aereo, albergo. E di nuovo aereo.

Si esce dal comfort. Dal quella sensazione rincuorante del sapere dove si trovano i giocattoli, cosa mangeremo a pranzo, e soprattutto dove saremo tra una settimana.

Ero molto giovane quando mi venne spiegato per la prima volta il concetto di comfort. Forse troppo giovane, perché non lo capii a pieno. Mi venne mostrato su un foglietto di carta, strappato dalla mia agendina preferita, dove ero solita scrivere ogni mia nota in maniera simmetrica, e poi evidenziare in ordine di colore. Mi venne spiegato con un grafico matematico. 

[per la cronaca, dato che sono una perfezionista, per spiegare bene il concetto che a sua volta fu spiegato a me, mi é venuta la folle idea di andare a ritrovare quel foglietto di carta. Sapevo perfettamente che l'avevo sempre conservato nell'agendina ma in compenso non avevo la più pallida idea di dove si trovasse l'agendina. Per ritrovare il mio foglietto ho, in ordine sparso,

  • rischiato di svegliare Lia
  • rischiato di cadere dalle scale che portavano alla mansarda perché attualmente stracolme di roba da, per l'appunto, rimettere in ordine nella mansarda ma che per mancanza di tempo rimangono nel purgatorio, sulle scale
  • distrutto in 4 minuti e 35 secondi il senso logico di ordine delle scatole per cui Julien aveva lavorato per ore
  • rischiato di distruggermi la schiena per sollevare la scatola più pesante della storia (si sa che quello che ci serve é sempre nella nell'ultima scatola, quella in fondo in fondo)
  • fatto arrabbiare Julien (senza rischio, quello é successo davvero) chiamato in extremis in mio aiuto per evitare che io mi rompessi la schiena ulteriormente
  • rotto lo schermo del mio vecchio I-Phone (intanto non funzionava più)
  • aperto scatole e trovato roba matta che se Julien sapesse che io conservo mi prenderebbe per pazza
  • capito di essere effettivamente matta visto l'esorbitante numero di scontrini e bigliettini dolcemente conservati solo in nome del buon ricordo trascorso in quel bar, ma si quel giorno, oh peccato la data si é cancellata
  • disperata quasi rischiato di abbandonare la missione
  • in extremis ritrovata l'agendina in una borsa di cotone stracolma solo di vecchie agendine
  • desolata quasi rischiato di abbandonare la missione perché all'interno dell'agendina non c'era il mio foglietto
  • in extra extremis ritrovato il foglietto che si era perso nella borsa di cotone
  • per troppa felicità, rischiato di svegliare Teo

Ma si sa, la vità é troppo bella per non prendere dei rischi ;-)]

Questo grafico matematico prevedeva vari cerchi, concentrici. Il comfort era il primo di questi cerchi, quello centrale, il più piccolo. Vari fattori ci permettono di uscire da questo piccolo cerchio, in cui vivono e si nutrono le nostre abitudini e i nostri agi. Uscire da questo cerchio, pero', é molto difficile, provante, intenso. Bisogna prendere dei rischi. Bisogna accettarli. Bisogna affrontarli. Solo cosi' si potrà raggiungere il cerchio successivo, e quello ancora dopo, sempre più ampi, perché sempre più vivi, colmi di esperienze. Dei cerchi che sono come montagne, che ci permettono di vedere dall'alto, da una prospettiva diversa, quel piccolo cerchio da cui siamo fuoriusciti. Fino ad arrivare all'ultimo, che corrisponde ad un nuovo livello di comfort, ma ricreato questa volta solo seguendo i nostri, propri ed importanti, principi di felicità. Per raggiungere i nostri desideri, bisogna correre dei rischi, mettersi alla prova. 

"Ma Teo non andrà all'asilo a Settembre?". No, Teo non andrà all'asilo a settembre, se per asilo si intende cio' che io ho sempre conosciuto come asilo, nel mio cerchio di comfort zone. In compenso Teo giocherà con i bambini di tutto il mondo con i piedi nell'Oceano, capirà le difficoltà dello scalare le montagne, disegnerà sulla sabbia ed aspetterà che il vento spazzi via tutto, come una lavagna magica. Teo imparerà che di lingue ce ne sono tante, e che per farci capire dobbiamo fare un passo verso l'altro, con umiltà. Teo capirà che casa non sono quattro mura ma le persone con cui vivi. Teo volerà, Teo nuoterà, Teo correrà sotto la pioggia. I capelli di Teo cresceranno con il profumo di Paesi Lontani, i suo vestiti diventeranno piccoli a Singapore, i suoi piedi più lunghi a Ho Chi Minh, i suoi occhi sempre più furbi a Pechino, imparerà a dire ciao in indonesiano, in giapponese, in russo, in tedesco, in ebraico. Andrà ad incontrare dal vivo gli animali che per mesi ha visto solo su un atlante. E giocherà. Sempre. Con giochi sempre nuovi, con amici da ogni parte del mondo, il cui ricordo potrà poi tenere stretto stretto, da conservare in delle scatole, che riaprirà ogni volta che vorrà. Ridendo come farebbe a casa, sempre più forte.

E Lia, beh, Lia. Lia non smetterà di sorridere, e diventerà ambasciatrice del buonuomore a Bangkok, a Osaka, a Buenos Aires, a Città del Messico e a Johannesburg. Lia comincerà a camminare chissà dove, la cucina del mondo diventerrà la cucina di fiducia, come la pasta al pomodoro. Le sue prime parole saranno in tutte le lingue del mondo. Lia crescerà con gli occhi stracolmi di colori, si abituerà a viaggi aerei, a fusi orari sempre diversi. Lia parte poco più che neonata, Lia rientrerà vera signorina. Lia crescerà nel mondo. Lia correrà insieme a suo fratello, il più bel regalo della vita, un punto saldo. E quando avrà bisogno di sentirsi a casa, noi ci saremo sempre, presenti, e quell'abbraccio sarà il più bel castello delle principesse che ci sia.

I nostri figli sono piccoli, ed é proprio vero, siamo noi a decidere per loro. Ma lo stiamo facendo

  • per insegnargli che il mondo é grande, e vale la pena scoprirlo tutto
  • per imparare insieme a loro l'importanza dell'umiltà, dell'aiutare e dell'essere aiutati
  • per comprendere il profondo senso del rispetto, della gente, dei popoli, degli umani, vivendo al loro ritmo
  • per sentire con loro il profumo di ogni luogo del mondo
  • per apprezzare i sorrisi sulle facce di tutto il mondo, bianchi, neri, gialli, a pois o a righe, un sorriso é bello in ogni parte del mondo
  • per imparare a vivere con un bagaglio piccolo, ma con un cuore grande
  • per scrivere insieme a loro il più bel diario di vita che esista

A Settembre partiremo per il grande viaggio della nostra vita. Perché il più bello, il più importante, lo stiamo già vivendo. La nostra famiglia.

With a Lot of Love.