Je vois la vie en rose - Ladies and gentlemen, it's a...(+ video)

Era l'ormai lontano ottobre 2015 quando entrammo in quel bar. Cominciava ad essere ora di pranzo ma tutti i ristoranti sembravano chiusi. Probabilmente era un lunedi', ma non ne sono certa. Ci sedemmo su delle comodissime poltrone rosse e Teo comincio' a mangiare mentre noi ci limitammo ad un cappuccino e ad un muffin. Il bar che avevamo scelto era effettivamente l'unico che ci aveva ispirato in quella zona, ma era più che altro un italianizzata riproduzione di Starbucks e questo ci porto' a goderci un pranzo goloso più che salutare. Eravamo in vacanza, e ci stavamo godendo dei rilassanti giorni ferraresi. Mangiammo, Teo gioco' con la ragazza dietro al bancone (una dolce morettina niente male, ma guarda che caso), chiaccherammo, raccogliemmo il disastro da terra, scherzammo. Eravamo in procinto di partire quando proprio non mi ricordo cosa accadde. In particolar modo non mi ricordo cosa accadde nella mia testa. In compenso mi ricordo molto bene cosa successe dopo. Stavamo ridendo quando con occhio furbetto guardai Julien e gli dissi cio' che da tempo oramai ero solita ripetere, per vera volontà ma anche per volontà provocatoria e, perché no, anche un po' spregiudicata. <<Potremmo fare un altro bimbo>>. E poi ridendo abbassai gli occhi e continuai a sistemare il passeggino. Lo dicevo talmente spesso che una volta in più o in meno non aveva troppo significato. O almeno cosi' pensavo. Silenzio. E poi un <<Va bene>> . La mia faccia si alzo' di scatto. <<Si, ci ho pensato, e alla fine penso che hai ragione. Non serve a nulla aspettare. Facciamo un altro bimbo.>> <<Dici sul serio??>> . <<Si, sono serio. Abbiamo tutto quello che ci vuole. Noi. Facciamo un altro bimbo>>.

Era il lontano ottobre 2015 ed eravamo in un bar del centro di Ferrara. Alla radio passava "La nuova stella di Broadway" di Cremonini. Il ritornello "New York, New York, é una scommessa d'amore." Tutto era già scritto. Era il lontano ottobre 2015, e aveva appena cominciato a scriversi la storia di una nuova vita, quella della nostra bimba.

E' il 14 gennaio quando sorprendentemente scopriamo che quella bimbetta ci aveva proprio preso sul serio e che già da qualche tempo stava mettendo le radici. Esplosione incredibile. Di gioia, di incredulità. Shekerato di emozioni. E poi mani sulla guancie e palpebre spalancate in stile Mamma ho perso l'aereo : "Anche questa volta!!". Il nostro viaggio direzione New York del mese seguente era già stato prenotato e pianificato nel dettaglio. Qualcosa ci fa presupporre che ai nostri bimbi piaccia parecchio viaggiare in pancia e prendere dei luuuuunghi voli aerei (Teo con un bel Parigi - Ho Chi Minh a due mesi di gravidanza aveva già messo l'asticella alta). Ebbene, lei é venuta con noi. Lei, lei. Per me era già Lei. Lo é stata dal primo momento, dal primo istante. Siamo state male insieme nel volo dell'andata e abbiamo dormito abbracciate sui sedili nel volo di ritorno. Abbiamo mangiato insieme hamburger con il ketchup e affrontato il freddo e il gelo tenendoci caldo a vicenda. Ci siamo addormentate insieme alle 19 e abbiamo riso insieme guardando il babbo e T giocare. Io lo sapevo che era una Lei. Eppure lei proprio non voleva farsi scoprire, e per ben due volte si é nascosta tenendo non solo le mani davanti ma pure le gambe. Ma questo non cambiava nulla delle nostre sensazioni : io lo sapevo, e il Babbo anche (eccome se lo sapeva il Babbo, un Babbo che non ha mai smesso di crederci e che é stato la nostra colonna portante in estenuanti mesi di nausee e di facce pallide). Super Teo poi lo sapeva prima di tutti (si erano già messi d'accordo prima, non puo' mica essere casuale che ogni bimbo corrisponda ad un viaggione, e sempre al secondo mese poi).

E poi il grande giorno é arrivato. Il giorno della conferma. Uno di quei giorni in cui vado a letto con il male ai muscoli delle guancie talmente ho sorriso. La voce della ginecologa (perecchio antipatica, proprio tanto, ma alla fine l'importante é il concetto) che dice : "E' una femmina". Ting. Paralisi della bocca in sorriso a 32 denti. (mica solo mia, ma anche del Babbo, che non ha smesso di ripetere <<Sono proprio, proprio, ma proprio proprio felice>> fino a quando non ha dovuto smettere perché doveva pranzare).

Ed eccoci finalmente qui, ufficialmente famiglia composta da 2 più 2. Due genitori, due bimbi. Due femmine e due maschi. Ed eccoci qui, improvvisamente genitori di due bimbi, a pochi mesi di distanza l'uno dall'altra.

Quel giorno, quella canzone in quel bar non era capitata per caso. Erano segnali, era destino. In quella storia ambientata a Broadway io non ci ho mai visto due innamorati, ma i miei bambini. Che poi quando si parla di amore fraterno, sempre di amore si parla. Io ci vedo loro. E quando Cremonini dice "Il loro nome, argento tra le stelle", io lo capisco quello che significa. Io l'immagine la vedo. Loro sono il nostro argento tra le stelle.

TEO e LIA

Vi amiamo da morire. La vostra mamma e il vostro papà.

Foto d'archivio del pomeriggio sul Lungarno

Il grande capo del villaggio

Teo selfie (che non gli rende affatto onore, ma che io amo alla follia)

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