On the road in Vietnam - Ho Chi Minh City

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Il viaggio Dubai-Ho Chi Minh non ebbe niente a che vedere con quello del giorno precedente. Bye bye comfort della business class. Fu lungo e straordinariamente rumoroso. Si cominciava ad assaporare l'atmosfera del posto.Gli schiamazzi dei piccoli bambini vietnamiti a stento riuscivano a coprire le chiacchere delle mamme e il russare dei papà. Eravamo gli unici europei. Ed era bellissimo. Ero a tal punto straniera e "diversa" da sentirmi come a casa. Per la rabbia di Julien (che odia i piedi e tutto cio' ad essi correlato), misi davvero poco tempo a prendere la prima abitudine vietnamita : mi tolsi subito le scarpe. Eh si, le scarpe sono un vero optional per chi vive in un paese afoso come il Vietnam. Ed i piedi di certo non qualcosa da nascondere : il vicino di Julien ad esempio andava talmente fiero dei suoi che li allungo' fino a raggiungere il poggiabraccio in comune, e cosi' il nostro caro Julien si é fatto tutto il viaggio con delle splendide unghie gialle vicine al gomito, che meraviglia! Benvenuti in Vietnam M & J! L'individualismo lasciatelo in Europa, qui gli spazi sono di tutti e per tutti.

Nessuna sensazione é più bella di quando si scende dall'aereo in un paese straniero. L'aria caldissima e afosa del Vietnam ci avvolse immediatamente. Da brividi. Complici le infinite ore di viaggio ed il jet-lag, eravamo stralunati. 

All'uscita arrivi dell'aeroporto nessun cartello freddo del taxista che aspetta l'uomo in giacca e cravatta che torna dal viaggio d'affari, nessun genitore che aspetta il figlio accogliendolo con un semplice bacio sulla fronte. Niente di tutto cio', eravamo ben lontani da Paris Charles De Gaulle. All'uscita arrivi venimmo travolti da un tornado di famiglie che aspettavano fervidamente i loro cari, bambini che saltavano a destra e sinistra, gente accampata per terra a mangiare, persone che si chiamavano da un lato all'altro delle barriere: questa si che é accoglienza. Eravamo in Vietnam, ed era grandiosamente fantastico.

Eravamo in un film. Dal taxi avevamo una visione straordinaria di cosa fosse una vera metropoli. Orde di motorini cavalcati da due, tre, quattro persone sfrecciavano a destra e a sinistra creando incredibili gimcane, rumori di clacson differenti venivano da ovunque ed eravamo accecati da enormi insegne lampeggianti. Alla radio melodica musica vietnamita ci stava romanticamente accompagnando fino al nostro hotel. Tutto era fantastico. Dopo due giorni di viaggio avevamo raggiunto la nostra meta.

Arriviamo in camera e, prima di farci una indispensabile doccia, ci facciamo una foto. Famiglia, siamo arrivati e stiamo bene. Buonanotte Ho Chi Minh, non vediamo l'ora di conoscerti.

Appena aprii gli occhi la mattina seguente, mi chiesi dove fossi. Ero decisamente sfasata. Guardammo fuori dalla finestra. Wow, di giorno era ancora più bella. E più rumorosa. I motorini si erano decisamente moltiplicati nella notte, ce n'erano ovunque, e tutti clacsonavano all'impazzata. 

Saliamo a far colazione sulla terrazza all'ultimo piano dell'Hotel. Avevamo una meravigliosa vista a 360 gradi sulla città. Lo skyline dall'alto era impressionante. Questa città era incasinatissimamente affascinante. Modernissimi grattacieli facevano ombra a piccolissime casette tutte diverse l'una dall'altra ingarbugliate in una fittissima rete di cavi elettrici che provenivano da ovunque. Il cielo era grigio e nuvoloso ma la temperatura toccava i 37 gradi. Avevamo già caldo, tanto caldo, e per evitare di passare la giornata voi capirete dove il ghiaccio era bandito da ogni nostra bibita. Il caldissimo succo di mela che bevetti quella mattina fu solo il primo di una lunga serie, e divenne il mio incubo al punto tale che ora quasi mi manca. La colazione di quella mattina ci diede la carica, e motivatissimi e zaino in spalla uscimmo alla scoperta di quella che sarebbe stata la nostra casa finché il vento non ci avrebbe portato altrove.

LE NOSTRE AVVENTURE NELLA PIU' GRANDE CITTA' DEL VIETNAM

Ci siamo fatti trasportare dalla folla nel labirinto olfattivo del Ben Thanh Market, dove abbiamo comprato una maglietta di colore diverso ogni giorno.

Abbiamo camminato per chilometri lungo infinite strade strabordanti di motorini per poi scoprire che non solo non avevamo attraversato tutta la città come noi credevamo ma non eravamo neppure usciti dal nostro quartiere (questa città é una vera metropoli)

Presa da una debordante "voglia" (non dimentichiamo che sono incinta), sono riuscita a trovare uno dei migliori ristoranti italiani all'estero e ho mangiato un ottimo piatto di spaghetti al pomodoro sotto la foto di Sofia Loren ascoltando Laura Pausini.

Abbiamo attraversato strade senza strisce pedonali ad occhi chiusi fidandoci ciecamente dei folli piloti vietnamiti ( i pedoni sono la minoranza, e quindi non esistono strisce pedonali praticamente in tutta la città)

Abbiamo giocato a badminton all'interno del Tao Dan Park con degli espertissimi e pazientissimi vietnamiti circondati da svolazzanti braccia in pose tai-chi.

Abbiamo partecipato alla foto di classe di divertiti studenti liceali davanti alla statua di Ho Chi Minh in piazza Ho Chi Minh, quella dove c'é l'Ho Chi Minh City Hall, e abbiamo detto "Cheeeeeese".

Ci siamo meravigliati davanti alla bellezza della Cattedrale di Notre Dame, e ci siamo sentiti a casa.

Abbiamo seguito un'estremamente urlante guida turistica russa all'interno del Saigon Central Post Office, che tutto é fuorché un ufficio postale, e, oltre che confermarci a vicenda che la lingua russa é forse una delle più brutte esistenti sulla Terra, siamo rimasti incantati di fronte ad una coppia di giovani sposini vietnamiti intenti a posare per il loro album di nozze.

Ci siamo addentrati all'interno del Den Tho Vua Hung, dove risiede il Museo di Storia Vietnamita, e abbiamo scoperto la storia di uno dei popoli più interessanti del pianeta. Poi mi é venuta fame (non dimentichiamoci che sono incinta) e in questa romantica atmosfera mi sono mangiata un industrialissimo gelato cornetto di marca vietnamita. Ho inoltre scoperto che nella boutique del museo si vendevano serpenti in bottiglia.

Julien ha mangiato un'ottima pizza al pollo teriyaki in un'autenticissima pizzeria giapponese ed ha affermato che era più buona di tutte le pizze che aveva mai assaggiato in Francia.

Abbiamo pregato nella pagoda taoista dell'Emperor Jade.

Siamo saliti quasi in cima alla Bitexco Financial Tower, e tutto sarebbe normale se non fosse che l'ho voluta fare interamente a piedi snobbando gli ascensori (che brutti marchingegni). (a me non piacciono gli ascensori, ma all'interno della Bitexco Financial Tower a Julien questa mia fobia non é troppo piaciuta)

Ad uno Starbucks, sono stata chiamata "Micaca" da una cameriera che si chiamava "Tiramisu".

Abbiamo camminato di mattina, di pomeriggio, di sera, di notte, senza fermarci mai. Abbiamo camminato sotto il sole cocente. E poi abbiamo camminato sotto un'intensa pioggia monsonica, ed io ho cosi' realizzato uno dei sogni della mia vita.

Poco prima di partecipare alla foto di classe della scolaresca vietnamita, in piazza Ho Chi Minh

Cattedrale di Notre Dame

Saigon Central Post Office

Museo di Storia del Vietnam

Il nostro cameraman

Pagoda Taoista dell'Imperatore Jade

Tao Dan Park

Bye Bye Ho Chi Minh...E' arrivato il momento di partire...Noi andiamo dove ci porta il vento, e questa volta é il vento del mare che ci fa strada...

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