On the road in Vietnam - La partenza

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Le grandi cose, si sa, si devono fare di pancia.

Non ci si deve pensare troppo, perché quando poi cominci a riflettere non le fai più.

Ecco, il nostro viaggio in Vietnam é stato proprio cosi' : una cosa fatta di pancia. Alle 12 io esco dalla doccia e dico a Julien : «Penso che quest'estate dovremmo andare in Vietnam», lui mi risponde «Penso sia un'ottima idea» e alle 14 avevamo il nostro biglietto aereo. L'idea era chiara : zaino in spalla, attraversiamo tutto il paese da sud a nord, non pianifichiamo nulla, andiamo dove ci porta il vento. 

Il programma era talmente eccitante che qualcuno ha deciso che non poteva perdersi quest'avventura con noi. Un mese dopo aver prenotato e due mesi della partenza, tadadadaaaan, ho scoperto di essere incinta.

Ebbene si, questo é il diario del nostro viaggio on the road nel paese dei fiori di loto e dei cappellini a punta, nel paese del sud est asiatico che meno attrae i turisti ma in cui noi abbiamo deciso di partire in tre. Perché si sa, nella vita quando hai paura non vai da nessuna parte, e certe scelte vanno prese "di pancia". 

Benvenuti nel diario del viaggio più di pancia che ci sia. Benvenuti ON THE ROAD IN VIETNAM.

LA PARTENZA

La nostra prima tappa sarebbe stata Dubai. Avevamo scelto come compagnia area la Fly Emirates, che aveva appena aperto la sua nuova tratta per Ho Chi Minh City, e questo prevedeva scalo a Dubai. Non ne parlerei neppure se non ci fosse capitata una delle cose più eccitanti e inaspettate delle nostre giovani vite. Teo Power.

Partiamo dal presupposto che io ho paura dell'aereo. O meglio, io avevo paura dell'aereo prima di accumulare 8500 miglia di volo in 17 giorni. Ho sempre seguito dei rituali specifici prima di ogni volo, tipo chiamare mio padre al momento dell'imbarco, abbassare il finestrino appena seduta ed aspettare che la hostess mi chieda di rialzarlo (lo so, é roba da matti, ma a me mi tranquillizzava) e fissare l'icona delle cinture allacciate per tutta la durata del decollo (giuro, ora non faccio più cosi', sono guarita). Condizione fondamentale sine qua non: essere nelle prime file. Ecco, nel caso del nostro volo per Dubai il posto che mi avevano assegnato non solo era in fondo all'aereo ma per di più non era vicino a quello di Julien. Coooosa??? Mica potevo chiedere al signore accanto di tenermi la mano per tutta la durata del decollo! E cosi', una volta arrivati all'aereoporto il giorno della partenza, ci siamo fiondati al banco check-in per chiedere di cambiarci i posti. Arriviamo al banco, io faccio una faccia sofferente sperando di fare talmente pena da convincere quasi quasi a farmi conoscere il pilota, ma nulla. La signorina sembra serissima e irremovibile, neanche un sorriso compassionevole. E' fermissima, non c'é possibilità, no way. Ci chiede i passaporti. Sul mio si sofferma parecchio e poi mi guarda. Io penso "Ma guarda un po' questa, un'altra francese con pregiudizi sugli italiani". Niente di più sbagliato. Con un sorrisone si rivolge a me in italiano e mi chiede : «Ma sei di Bergamo Bergamo o limitrofi? Io sono di Treviglio!». Scoppio a ridere! Ma non ci credo! E io che pensavo fosse francese! La mia provenienza le aveva fatto cambiare idea sul planning dell'aereo ed improvvisamente mi trova un posto accanto a Julien, ma purtroppo niente da fare per le prime file, dovro' farmene una ragione, viaggero' in fondo.

Siamo all'imbarco. La gente comincia a mettersi in coda per salire sull'aereo. Ad un certo punto una voce dall'altoparlante avvisa che i gentili passeggeri con i cognomi che verranno chiamati di seguito sono pregati di presentarsi al bancone d'imbarco. Ascoltiamo con attenzione ogni cognome sperando di non sentire il nostro, un problema subito all'inizio del viaggio proprio non ci vuole. Ed invece accade. E cosi'ci avviamo verso il bancone preoccupati, chissà cosa ci aspetta...

Arrivati al bancone ritrovo la mia amica di Treviglio che ci guarda e ci sorride. Ci si avvicina e ci dice : «Ho una sorpresa per voi!». Io ingenuamente la guardo e le dico: «Wow! Ci hai trovato un posto in prima fila?». «Macché macché. Datemi i vostri biglietti». Li prende e ce ne da di nuovi. «Ragazzi, viaggerete in Business Class. Buon viaggio!» Cooooosa??? In business class???? Non puo' essere vero! Stavamo per viaggiare nella Business Class dell'Airbus 380 (quello a due piani, per intenderci) della Fly Emirates!

E' stato un viaggio incredibile!Poltroncine reclinabili,set cuscino, ciabattine e copriocchi per rilassarti in tutta comodità, schermo con oltre 2000 canali di film multilingua, musica e giochi, minibar personale, salottino lounge con open bar, menu' concepiti da chef multipremiati e perfino degli stuart a tua completa disposizione che ti chiamano per cognome. Una vera esperienza. Avevo completamente dimenticato in che fila fossi, ero troppo assuefatta dalla mia nuova aurea di business lady. Da vivere, una sola volta nella vita, ma da vivere.

Si vede che eravamo felici? 

Ed eccoci quasi arrivati arrivati negli Emirati Arabi Uniti.

Scesi dall'aereo, tutto torna alla normalità. E' stata solo una lussuosa parentesi in un viaggio On The Road. E alla fine tutto é stato concepito per questo. Basti pensare che tutto il mio necessario é in questo zainetto, unico mio bagaglio.

Dopo aver mangiato una piattissima pizza margherita all'ombra del Burj Khalifa, si va a dormire. Ci si deve preparare per domani, per il nostro lungo viaggio. La sveglia suonerà presto, e l'aereo per Ho Chi Minh City non ci aspetterà.

Buonanotte Dubai. Vietnam, meno di 24 ore e saremo da te.

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