Ecco perché ne sono felice - L'importanza di prendere le giuste decisioni e la preparazione del mio parto in casa

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La natura ci fornisce un fantastico strumento. Questo strumento si chiama Sesto Senso, o Intuito. Grazie a lui, non siamo tutti formattati per prendere le stesse decisioni ma ci facciamo guidare dalla nostra personalità, da cio'che é meglio per noi, che ci si addice di più. Da cio' che ci calza di più. E' poi la nostra Coscienza che calibra il Sesto Senso, spingendoci verso cio' che é più giudizioso, razionale, giusto. Coscienzioso, appunto. Ecco, da anni il mio Sesto Senso mi dice qualcosa, qualcosa di importante. Da anni il mio Sesto Senso mi conduce verso una strada oggi ritenuta da molti incomprensibile, a tratti quasi folle. Da anni il mio Sesto Senso, dapprima con voce forse troppo flebile, oggi urlando, mi dice che sono fatta per partorire in casa, non so in quale stanza, quando e come, ma in casa. La mia Coscienza, é d'accordo con lui. E quindi questa volta, io ho deciso di ascoltarli. Perché io non ho paura. Anzi, sono felice.

Non ho un bel rapporto con gli ospedali, e tanto meno con l'ambito medicale in generale. Da dove venga non lo so, ma fin da piccola perfino farmi prendere l'antibiotico era un supplizio. La mia repulsione a cio' che previene o cura il male si estende fino alla crema solare, di mia spontanea volontà mai messa. Gli esami del sangue poi, non ne parliamo. E il medico mi rifiutavo di andarlo a vedere. L'apoteosi é stata raggiunta il giorno in cui da un lettino d'ospedale ci sono scappata, rifiutandomi di fare un esame chiamato gastroscopia. Ho fissato l'appuntamento, ho atteso il giorno della visita, sono andata in ospedale, ho aspettato il mio turno, mi sono sdraiata sul lettino...e poi mi sono alzata e sono scappata. Sotto gli occhi attoniti degli infermieri e di mio papà, che mi aveva accompagnato (no, forse lui se l'aspettava, dato che era uno di quelli che mi vedeva con l'antibiotico da piccola). Oppure il giorno in cui sono sempre scappata, bensi' dal pronto soccorso (ne avevo "accennato" qui ). Insomma, vedermi dare luce ai miei bambini in quelle strutture bianche bianche, con quei corridoi lunghi lunghi, tutti quei lettini, tutti quegli impianti da cui pendono flebo, proprio non era non solo concepibile, ma neppure attendibile. Eppure, l'ho fatto.

Teo é nato in ospedale (la mia gravidanza raccontata qui). Perché? Perché si. Perché la vita ha voluto cosi', complici una serie di variabili che hanno fatto si che cio' accadesse. Prima fra queste, il fatto che a Parigi bisogna scegliere la struttura in cui partorire entro i primi tre mesi della gravidanza (quando ancora neanche hai la pancia, per intenderci), e dato che mi piaceva come i lampioni illuminavano la facciata la notte, mi piaceva che si trovava nel 5ème arrondissement, dove anche noi abitavamo (poi in realtà ho scoperto che il 5ème arrondissement terminava giusto davanti all'entrata, e quindi l'ospedale si trovava nel 14ème - la motivazione che mio figlio avesse 5ème arrondissement sulla carta d'identità era completamente distrutta), mi piaceva forse come suonava il suo nome e un altro paio di stupidaggini simili, tutto cio' mi ha portato a mettere il più grande ospedale ostetrico parigino come mia prima scelta. Splendida struttura, senza dubbio, preparata a qualsiasi evenienza, ma pur sempre una grande industria sfornante bambini uno dietro l'altro come fossero muffins. Dubbi? Oh si, eccome se ne avevo. Perché io volevo partorire in casa. Ma forse per tranquillizzare più gli altri che me, ho scelto lo scontato. Andando contro il mio Sesto Senso. E forse anche alla mia Coscienza. Perché io me lo sentivo, fin da quando quella richiesta di posto in camera l'ho firmata e inviata, fin dal giorno in cui, incinta di 5 mesi, in quell'ospedale ci sono entrata per la prima visita, me lo sentivo che non era il posto giusto per me. La maniera in cui le ostetriche concepivano la gravidanza, il fatto che continuassero senza sosta a considerare mio figlio come qualcosa che ancora non esisteva (se glielo dico ora, vedete cosa fa, viene li e vi ruggisce, e poi avrete un sacco paura, toh!), e soprattutto le tecniche utilizzate. Anestesia a tutte quante, cosi' si fa un bel party tutte insieme durante il travaglio e via! E chi accennasse a volere qualcosa di diverso (come nel mio caso, ad esempio) si beccava una bella risata in faccia e gli veniva risposto <<Ah ah! Solo le svedesi o le tedesche vogliono partorire senza anestesia oppure nell'acqua. Hai origini svedesi, tu?>> Oddio, e che é? Hanno il monopolio del parto naturale le donne del Nord? No, sono italiana ma ho voglia di vivere l'arrivo di mio figlio come lo voglio io e non come lo decidi tu. Insomma, parole al vento, perché oramai, quando la mia gravidanza era abbastanza avanzata affinché io potessi realmente capire le vere esigenze e priorità per il mio parto, era troppo tardi. La mia scelta era stata fatta, nessun'altra struttura mi avrebbe accettata. Les jeux sont faits. E cosi', mi sono affidata al fato. Sperando nella sua indulgenza e nel suo buon cuore. Ovviamente, nella nostra costante gara con il destino, il nostro Sesto Senso é sempre li', accanto a noi, compagno di viaggio, pronto ad aiutarci, ma quando non lo ascoltiamo, lui scende dal treno, a testa bassa, e ci osserva sporgerci dal finestrino, soli, supplicandolo di risalire. Andremo a sbattere, e la responsabilità sarà solo nostra.

Oramai quasi 19 mesi fa, é nato Teo, il mio bambino. Come e dove, ora non ha più importanza. Il passato non si cambia, ma dal passato si impara. E' l'esperienza che ci fa crescere e maturare. Oggi sono riuscita a rivalutare cio' che ho vissuto, perché mi ha insegnato molto. In uno slancio di positività, potrei quasi dire che ne sono contenta. Non é stato affatto cio' che volevo, immaginavo, sognavo, mi auguravo. Ho lasciato tutto in mano al destino, e ne ho pagato il prezzo. Ma poi la vita giustamente continua, e cosi', quando Teo aveva 10 mesi, io vengo nuovamente incaricata da Madre Natura, una mia amica, del più bel compito che ci sia : dare la vita. Nella mia pancia una nuova esistenza, con il tempo denominata Lia, per tutti Lietta. (la sua storiaqui).

In ricordo della passata esperienza, mi sono informata subito. Forse già prima di rimanere di nuovo incinta, conoscevo indirizzi e contatti di tutti coloro che mi avrebbero aiutato nel mio percorso verso il parto in casa. Questa volta, sarebbe stato diverso. Come tutto cio' che interessa la vita, le decisioni riguardanti un parto non sono mai semplici, vanno maturate. Mi sono presa il mio tempo, non mi sono precipitata. Quel numero di telefono l'ho avuto davanti agli occhi per mesi, ma non lo componevo mai, quasi io aspettassi il momento giusto. Che poi, un giorno, é arrivato. E le ho chiamate. Sapevo chi erano, cosa facevano, perché il loro sito lo conoscevo a memoria. Io sapevo tutto di loro, ma loro ancora non conoscevano me. Non restava che fissare un appuntamento. Quel giorno, quando sono andata da Julien, che lavorava sul computer in salotto, per dirgli <<Abbiamo un appuntamento con l'ostetrica che fa partorire in casa>>, avevo il sorriso sulle labbra. E cosi', vedendo me, l'ha avuto anche lui.

L'ho incontrata, la mia ostetrica, ed é stato colpo di fulmine. Perché ho sentito che mi capiva. Ho sentito che mi corrispondeva, che mi calzava a pennello. Attorno a lei un'aura di energia che mi faceva bene. Mi sono sentita al sicuro. Avevo trovato la mia strada, ho percepito che questa volta io, il mio Sesto Senso, la mia Coscienza, e tutto il resto eravamo sulla stessa linea d'onda, e che insieme avremmo collaborato per la buona riuscita di un progetto da troppo tempo nascosto in un cassetto su cui erano stati buttati panni che andavano tolti, ripiegati, e messi altrove. Non ho mai avuto paura, mai.

Abbiamo dovuto rivalutare la nostra decisione più e più volte. Per una questione di costi (purtroppo il parto in casa oggi in Italia non é rimborsato, ed il prezzo puo' risultare sostenuto, cosa completamente assurda considerando che allo Stato facciamo risparmiare soldi piuttosto che spenderli) e anche perché non si sa mai. Qualsiasi cosa puo' accadere, ci si puo' trovare comunque a dover andare in ospedale, seppur sia stato programmato un parto in casa. Ed é bene prenderlo in considerazione, per non restare delusi. Io, sono pronta anche a questo. Per il resto, un parto in casa non differisce affatto da un parto in ospedale, e tantomeno é più pericoloso. Quando si partorisce lo si fa punto e basta, che si sia in una struttura medicalizzata, sul tavolo della cucina o in cima all'Empire State Building. L'importante é scegliere il luogo in cui ci si senta più a proprio agio. Questa é l'unica e sola condizione da considerare. Io, l'ho imparato.

La sola differenza é forse che, a ben 38 settimane di gravidanza, in casa mia non c'é alcuna valigia pronta, li', presente a ricordarti che prima o poi dovrai prenderla, ma in compenso si cerca di avere sempre il frigorifero pieno di cose da mangiare da poter offrire alle ostetriche (in casa ne vengono due), e perché no una bottiglia di champagne. Quando ho visto che nella lista di cose da preparare c'era pure quella, ne ho chiesto la spiegazione alla mia ostetrica, dato che la mamma non potrebbe berne. Lei mi ha risposto : <<Ma noi si!>>. Quando ho sentito la sua risposta, ho capito che avevo preso la decisione giusta. Lei era troppo la donna che volevo al mio fianco durante il mio parto. E magari alla fine un sorso lo puo' bere anche la mamma. A parte questo, nessun altra particolare esigenza, se non tanto amore. Ma quello, non c'é bisogno di prepararlo. Quando sta per arrivare un bambino, ce n'é perfino nell'aria che sia respira. Casa nostra, oggi, profuma di fiori. Ed é cosi' che vogliamo accogliere la nostra Lia.

Se mai ci fosse qualcuno a cui interessa, questo é il link dell'Associazione Nazionale Culturale Ostetriche Parto a Domicilio, con tutte le risposte ad eventuali domande e con i contatti delle ostetriche che ne fanno parte in tutta Italia

www.nascereacasa.it

Mentre questo é il sito delle mie ostetriche, operanti a Firenze

www.lamiaostetrica.it

A presto, per raccontare come un sogno puo' trasformarsi in uno stupendo mazzo di fiori. Il suo nome? Lietta.

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