Push Rewind! C'era una volta - Vita a Parigi (parte 1)

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Tra pochi giorni partiamo per Parigi. Chi ci segue quotidianamente su Instagram sa quanto siamo felici come dei liceali prima di partire in gita scolastica. Personalmente ho un conto in sospeso con quella città, che ho potuto chiamare casa per anni e la mia carta d'identità me lo ricorda ogni volta che la guardo. Questa volta, ci manca. Ci mancano le persone, famiglia, amici, ci mancano i posti (il nostro ristorante vietnamita sotto casa in cima alla top list, penso). Ci manca l'atmosfera, quel senso di libertà mentre cammini per strada, il profumo delle boulangerie. Cosi', come piace fare a me, mi sono tuffata di testa ne miei archivi, e ho ritrovato il mio primissimo album di immagini una volta trasferiti a Parigi. Mi sono persa ( in realtà ci siamo, perché avevo Lia su una gamba e Teo sull'altra) nei ricordi, e mi sono detta che erano una splendida fotostoria di quei primi giorni che sono stati tutto fuorché come ce li si aspettava. Cosi', ecco qui, un bel Push Rewind. Vita a Parigi, prima, primissima parte. Voilà. 

Queste sono le foto del mio primo, primissimo giorno da cittadina parigina. Era un weekend, e con Julien avevamo deciso che ci saremmo lanciati in un tour touristico (facendo gran poco i parigini, quindi). Mi ricordo ancora la sensazione, strana, stranissima. Vedere i posti, e pensare che magari, un giorno, diventeranno anche un po' tuoi. E difatti accadrà proprio cosi', perché io quel giorno, mentre mangiavo quel croissant seduta vicino a Notre Dame ancora non lo sapevo, ma quello sarebbe stato un posto in cui sarei passata mooooolto spesso. Perché la nostra casa storica, sarebbe stata a pochi passi da li. ;-) Ma non andiamo di fretta, perché prima di trovare una casa, ne abbiamo vssute. Eccome se ne abbiamo vissute.

E questa foto me lo ricorda. 18ème arrondissement. Qualche settimana più tardi. Pomeriggio. In attesa di visitare l'ennesimo appartamento, probabilmente troppo caro, probabilmente piccolissimo, probabilmente già richiestissimo. Trovare casa a Parigi é come fare 5 giri di fila sulle montagne russe a 300 all'ora. Quando ci sei dentro pensi che non finirà mai, e quando finisce ti chiedi come ne sei sopravvissuto. La quantità incredibile di richieste fatte dai proprietari (un giorno una ragazza incontrata nella fila per visitare un appartamento - si, si fa la fila - mi disse che nel suo dossier aveva perfino dovuto aggiungere che aveva un criceto) ti portano a dover creare un'intera cartella in cui all'interno hai l'impressione di averci scritto la tua vita. E' il dossier. Hai 3 minuti per visitare la "casa" (in generale non più di una ventina di metri quadri stracolma di gente, insomma una sorta di discoteca free entry e free drink il sabato sera), e se hai la sensazione che possa essere un luogo in cui, tutto sommato, ci potrai sopravvivere, vai a consegnare il tuo dossier all'agente immobiliare, il becchino parigino, lui ti guarda, ti fa un paio di domande, e se ti va bene, ma molto bene, un paio di giorni dopo ti chiama per dirti che il tuo dossier fa parte della lista di dossier che il proprietario sta valutando. Valutando, non che ti puoi trasferire. Insomma, non so come, ma vi rassicuro, una ventina di giorni dopo il mio arrivo, anche noi avevamo trovato i nostri 18 metri quadri del cuore. Dentro era piccolo piccolo, ma quando si guardava fuori, c'era l'immensità.

Bello, vero?!? Ahhh, che meraviglia. Ecco qui, vi presento il nostro primo "loft" ;-) parigino. Questo é il salotto, la cucina, la sala da pranzo, e la camera da letto. Compresi nel prezzo, una miriade di bagagli da mettere in ordine e un Julien spiaggiato sul divano letto. Detto cio', io tutto cio' che riesco a vedere in questo scatto é quel computer che, ahimé, uccisi qualche tempo dopo una sera per mostrare in diretta skype ad una mia amica a Firenze che la mia carne era al sangue. Qualcosa ando' storto, e il povero computer non si riprese più. Ma facciamo un passo indietro. Perché prima di arrivare qui, c'é stato molto altro.

Questo ad esempio. Ossia il rifacimento dei bagagli da casa di Mamie A (che all'epoca ancora Mamie, ossia nonna, non era, ma era piuttosto il grande cuore e il grande sorriso che ci aveva ospitato durante tutto questo tempo di incessante ricerca). Quando sono arrivata a Parigi, ho vissuto a casa della mamma di Julien. E quel periodo é ancora oggi la ragione per la quale io penso che Mamie A sia uno degli incontri più belli che il cielo mi ha regalato, nonché il fondamento del rapporto che abbiamo oggi, che se esistesse un possibile matrimonio tra suocera e nuora, io penso che la sposerei.

La mia foto (ritratto personale, si intende) preferita di sempre.

Moschea di Parigi. Ossia fantastico thé alla menta e pasticcini alle mandorle super.

Ricordo di un caffé bevuto al Café de Flore. Dopo aver ricevuto la telefonata di un agente immobiliare che ci diceva che il nostro dossier era stato accettato. Rifiutammo. Pazzi.

Quello é Julien.

Oooh Louis Philippe, ti ho amato follemente.

Ciao Pastis e Kir Cassis, ci vediamo presto.

Parigi, fine agosto. Del tempo parigino ne avevo accennato qui . Nelle foto le nostre facce stanno cambiando. abbiamo appena scoperto che avremo una casa. Si vede??

Marché des Enfants Rouges.

Ed eccomi qui, con la mia agendina. In cui avevo scrupolosamente segnato tutto cio' che volevo fare, vedere, dove volevo mangiare, musei, negozi. Julien mi ha sempre preso in giro. All'epoca dei telefonini avere un'agendina é assurdo, diceva. Ma io quell'agendina ancora oggi ce l'ho, mentre il mio cellulare é finito nelle tasche di un Robin Hood al contrario che aveva deciso che del mio cellulare aveva più bisogno lui di me. E cosi' quando ancora oggi metto a posto le vecchie scatole e mi ricapita fra le mani la mia agendina, rido. Qui, in uno dei miei quartieri preferiti. Rue de Bretagne.

Ok, é giunto il momento del trasloco. E come ogni grande momento della vita che si rispetti, va festeggiato. Ecco la nostra prima serata da veri parigini. Quelli con un appartamento, si intende.

Il portone della nostra nuova, ricercatissima, sudatissima casa.

Avenue de la République. Il nostro primo quartiere é stato l' 11ème arrondissment. Oberkampf, Bastille, una passeggiata a piedi e sei nel Marais. Metro Parmentier. E' l'inizio della folle vita.

La più grande sfilata di moda del mondo. Quella sera con me, una delle mie migliori amiche. E che lo é ancora adesso, nonostante questo mondo a volte sia troppo grande, e ci costringa quindi a stare troppo lontani. Ma quando ci si vuole bene la distanza non conta. Te quiero muchissimo, preciosa!

Una delle cose che più mi manca di Parigi. No, non la mia coperta tropicale che abbiamo dovuto archiviare perché ne aveva oramai vissute troppe. Ma il cibo. La possibilità di mangiare tutte le cucine del mondo, troppe cucine del mondo, quando vuoi, come vuoi. Qui, una classica scena di una serata con sushi "à emporter".

E qui, una classica (a volte troppo classica, ammetto che a tratti ne abbiamo abusato) scena al ristorante cinese sotto casa. Quello in cui le pareti erano piene di spade, e noi, ebbri di sushi, miso e spaghetti di riso, ci siamo immaginati troppe volte che erano appese li perché il proprietario era pronto a tagliarti le mani se non finivi il tuo piatto (era a buffet, per intenderci). Giusto rigore cinese. Ma non abbiamo mai preso il rischio. Giuro che i nostri piatti li abbiamo sempre finiti. Troppa paura.

Musée Carnavalet. Una piccola perla. Ed ogni volta che guardo queste immagini e mi viene voglia di tornarci, penso a cosa potrebbe accadere con Teo all'interno e, non so perché, ho un sentore che non sia il caso.

Ho sempre adorato questo quadro al punto tale che ne avevamo comprato la cartolina e l'avevamo appesa in salotto (si, del Loft. Avrei potuto dire anche cucina che sarebbe stato uguale).

Adoravo quel vestito al punto tale da aver cercato di metterlo anche in gravidanza. Faceva pero' giusto da maglietta. L'ho tolto.

Il primo amore non si scorda mai.

Pubblicai questa foto e scrissi : "Quando il tuo amore lo é, lo diventi un po' anche tu". Niente di più vero.

Pain aux raisins in Place des Vosges.

Il mio paradiso.

Il tempo infinito trascorso in questo posto é incalcolabile.

Montmartre.

Ok, questa prima parte finisce qui. Più viaggi nel passato sono più belli di un solo viaggio nel passato. Sono passate poche settimane dalla nostra vita parigina. Abbiamo una casa (il Loft), un lavoro, un'università, un armadio molto piccolo, una caffettiera, un'ascensore (dettaglio non trascurabile, l'unica casa in cui l'avremo), un ristorante cinese sotto casa, due placche elettriche che fanno da cucina, una discreta pronuncia francese, un'agendina ma non più un cellulare. Abbiamo (per adesso) un computer per fare Skype e per ascoltare la musica e una collezione di occhiali da sole presto inutilizzata. Come inizio, non c'é male. In attesa di parlare del ritorno nella Ville Lumière in quattro, cosa andrà il proseguimento della vita parigina dei nostri eroi? Beh, direi che un'informazione l'ho già data. Un giorno saranno in quattro! ;-) See you soon! A mercoledi' prossimo manca pochissssimo!

With a Lot of Love.

M.