Push Rewind! - Polaroid di ricordi di piedi nella sabbia alla fine di un'estate

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"L'estate sta finendo, e un anno se ne va" cantavano i Righeira nel lontano 1985. Ebbene, ispirata dal loro sound e dal fatto che quest'anno già da inizio luglio il mare l'abbiamo visto solo in foto, e quindi ci appare come un lontano ed offuscato ricordo, ho deciso di infilare la testa nel mio hard disk un po' come Silente faceva nel suo pensatoio in Harry Potter, e di tirarne fuori cio' che più mi divertiva, garbava, e soprattutto che mi ricordasse che no, non é sempre stato cosi'. Anche a me in passato é capitato di arrivare in riva al mare non rotolando ma, incredibile, perfino correndo e, soprattutto, anche noi siamo stati al mare. Ecco qui una macedonia di polaroid di ricordi in un viaggio nei tempi passati (o, perlomeno, fin dove arrivano i miei archivi).

In testa alla classifica di cio' che mi voglio ricordare di aver fatto nella vita c'é lei, la Corsica, che poi corrisponde alla mia prima, vera ed ufficiale vacanza al mare con Julien. Di quelle insomma che non ci si puo' scordare. Viaggio completamente non preparato, dell'ultimo minuto, forse una delle caratteristiche principali delle esperienze più ganze. Da ricordare:

- le brioches alla nutella a colazione la mattina presto sul tavolino del giardinetto del nostro alloggio n°2 (a cui ne seguirono numerosi altri in una sola settimana, l'avevo detto io che non era una vacanza preparata), che come avessimo fatto a trovarlo ancora oggi non lo so, ma, come ogni cosa inaspettata, fu bellissima

- la spiaggia in cui ci ritrovammo completamente soli una mattina, sempre prestissimo, e dove quindi io potei impiegare infiniti quarti d'ora (detto cosi' suona meglio) per entrare nell'acqua senza sentire la pressione dello sguardo della gente colpita dal rigoroso calcolo matematico in cm da me effettuato ogni volta che metto in contatto il mio corpo con superfici di temperatura inferiore alla mia (si, ok??? io non mi tuffo direttamente, e mai lo faro', toh!)

- il mare incredibilmente cristallino di quella stessa spiaggia, che é entrato nella sezione ricordi della mia testa come un boomerang, abbandonandomi poi cosi', sola, a sognarlo per sempre

- le spensierate passeggiate nelle viette del centro storico di Calvi, di quelle come solo due neoventenni (più o meno) dall'animo un po' hippie e un po' romantico possono fare. Era ancora il periodo di un Julien rasato e con l'orecchino alla Corto Maltese e di una Micaela che pur di mettere delle scarpe con le zeppe giusto perché profumate si scavigliava sui sanpietrini del centro storico (ne ho parlato già qui e soprattutto qui). Era ancora il periodo in cui sentir parlare francese per me era un melodico canto a cui non sapevo dar significato. Era ancora il periodo in cui in casa la collezione più estesa era quella di smalti colorati, e non di personaggi di "The Lion Guard" (molto meglio ora, quegli smalti 'un li si poteva vedé)

- la sensazione di intenso innamoramento di tutt cio' che si viveva, si faceva e si vedeva da prima vacanza insieme, al punto tale che per anni siamo rimasti convinti che il giorno in cui ci saremmo sposati, l'avremmo fatto li'. Ora, abbiamo cambiato idea. Quando sarà, non potrà essere in nessun altro posto se non a Firenze. (o a Las Vegas, potrebbe accadere anche quello)

- il giorno in cui costrinsi Julien ad ascoltare tutte le sigle dei cartoni animati presenti sul mio i-pod nano rosa, denominato dai veri intenditori "l'i-pod delle meraviglie" (di quelli da dover obbligatoriamente ascoltare a fine serata per intenderci, dopo un paio di bicchieri di vino, e che fanno uscire la Spice Girl che c'é in noi) e cosi' scoprii che la melodia di Lupin in Francia é stata maledettamente bistrattata diventando la sigla di Holly e Benji (ecco il link youtube che stravolgerà la vostra infanzia, qui), che i baguettoni pure chiamano Olive e Tom. Ragazzi, terribile. Questa tipologia di cose generano dei reali e profondi problemi culturali nella nostra coppia. 

Di questa vacanza conserviamo il ricordo attraverso:

- una bottiglietta in vetro di sabbia finissima da sempre esposta nelle nostre case, ed oggi appoggiata sulla cassettiera della nostra stanza accanto ad un Buddha e al libro scritto a due mani per l'arrivo di Teo, e gelosamente custodito

- un porta rotolone da cucina in gomma a forma di repellente anti zanzare (ammetto che a scriverlo mi sto vergognando) che, nonostante non sia mai stato pratico e completamente inutile, mi sono ostinata ad utilizzare fino al nostro arrivo a Firenze dalla Francia lo scorso settembre. Fu il primo regalo che acquistammo per la nostra casa, e già per questo ci sono affezionata. Sono sempre stata troppo nostalgica per riuscire a sbarazzarmene. Io, non Julien. Che una volta arrivati a Firenze, stanco di vederlo, l'ha lanciato nello scatolone delle cose da mettere in cantina guardandomi serissimo e con sguardo minaccioso dicendomi : "No, mi impongo, questa volta non lo teniamo". Povero porta rotolone. Devo smettere di parlarne altrimenti vado a recuperarlo.

Prima di quella vacanza ci capito' comunque di mettere i piedi in mare. Una delle occasioni fu l'escursione di un giorno alle Cinque Terre, che mi rimase nel cuore. Passammo probabilmente più tempo a prendere il sole dal finestrino del treno preso per arrivarci (per il nostro rapporto con il treno, quinto membro della nostra famiglia, vedere qui) che realmente in costume da bagno sulla spiaggia, ma fu una esperienza talmente splendidamente splendente di bei posti e belle sensazioni che sarei pronta a ripeterla in qualsiasi momento (magari dopo l'arrivo di Lia pero', mai sia che in treno pure ci partorisco).

Altra tappa degna di nota anteriore alla nostra prima ufficiale vacanza di coppia fu forse la più vicina e scontata meta vicino a casa, Viareggio, a giusto due treni regionali da Firenze, e in cui passammo questa volta forse solo un pomeriggio lungo, ma che é legata ad un'esperienza incredibile.

C'é da sapere infatti che Julien é una persona molto protettiva. Ma moooolto. Che se mai fosse una crema solare, sarebbe uno schermo totale protezione 5000 con filtri pure anti onde del microonde. E c'é da sapere anche che, quando mi ha conosciuto, io ero la ragazzetta più incosciente e noncurante del rischio di buona parte del Nord Italia, che adorava rispondere ai consigli dicendo "Ma vah, figurati!". Ecco, un giorno, a causa della mia noncuranza, cosi', dopo una serata trascorsa nella mia Santa Croce, mi sono presa una tonsillite da urlo. Una di quelle fortissime, che non mangi più, non bevi più, non parli più (che, nel mio caso, alcuni potrebbero pure definire una mano dal Cielo), e hai febbre da sudare lacrime. Come reagiscono due neoventenni (sempre più o meno), soli, isolati all'ottavo piano di un antico appartamento fiorentino, ad un simile evento? Male. Non c'é altro da aggiungere. Male. Non riuscivamo a trovare un medico che mi visitasse, di giorno aspettavo che tutto, magicamente, passasse da solo (l'ho detto che ero incosciente) trascinandomi dalla camera da letto al salotto senza nutrirmi e senza idratarmi, e la notte, non riuscendo a prendere sonno, la passavo a lamentarmi e ad arrabbiarmi contro il mondo perché mi aveva rinchiuso in piena estate in una camera grande quanto un letto ad una piazza e mezzo pallida e con la febbre.

Mentre tutto questo accadeva, un preoccupatissimo Julien non smetteva di guardarmi atterrito e ad occhi sgranati, consolandomi e facendo di tutto per trovare una soluzione che io, puntualmente, rifiutavo. Il panico e lo strazio lo fecero pure correre a notte fonda fino a Santa Maria Novella dove si trovava una farmacia che potesse trovare una soluzione per me, ragazza malata urlante di rabbia più perché non riuscivo ad urlare che realmente per la malattia.

In tutto questo, non smetteva mai di fare una cosa. Vedendomi tremante, continuava a riempirmi di coperte di lana, "Cosi' non prendi freddo", diceva lui (notare : eravamo a Firenze, ed era il mese di luglio). Era il suo modo per cercare, preoccupato, di aiutarmi di fronte alla mia follia omicida. E cosi' la febbre continuo' ad aumentare, e fummo costretti a prendere una decisione drastica. Chiamammo un'ambulanza. Dovevo andare in ospedale.

Cosi', un caldo pomeriggio, un gruppo di signori salirono fino al nostro appartamento (anche se forse sarebbe più corretto dire "si arrampicarono"). Questi signori erano degli infermieri del Pronto Soccorso. Uno di loro, una per l'esattenza, in quanto era donna, mi fisso', guardo' Julien e gli disse "Questa ragazza é disidratata, ha le labbra viola". Mai vidi Julien più bianco, cadaverico, preoccupato, stremato. Poi la signora mi tolse lo strato di coperte di lana che mi avvolgevano, e allora li' Julien proprio svenne. Tento' di rimetterle, ma la signora lo blocco' e gli disse : "Ha la febbre, é caldissima, bisogna scoprirla, non riempirla di coperte". Li' Julien, dopo essere rinsavito dallo svenimento, proprio mori'.

Mi caricarono sull'ambulanza. Io ero immobile, in quanto qualsiasi movimento urtava le mie tonsille grandi come dei palloni da basket, e provavo un dolore lancinante. Julien accanto a me, seduto, disperato, pallido, con le occhiaie. Non c'é visione peggiore per una persona protettiva fino all'ultima cellula. E aveva pure dovuto lasciare a casa le coperte di lana.

Sorvolando sul fatto che l'ambulanza non riusciva ad uscire dalla via, che urto' prepotentemente contro un muro procurandomi un dolore da morte, che arrivai al pronto soccorso, sorvolando su tutto cio' che accadde al pronto soccorso che ci potrei scrivere un libro, arriviamo direttamente al momento in cui, su mia sola e unica decisione, decido di firmare il foglio di dimissioni dall'ospedale senza prima essere visitata da un medico, perché io li' non ci volevo più restare. Julien mi guardava attonito da dietro la vetrata, mani nei capelli. Non era possibile. Volevo scappare dall'ospedale. E cosi' feci. Dall'ospedale di Santa Maria Nuova decisi di tornare a casa a piedi, in pigiama, probabilmente senza scarpe ma neppure mi ricordo, lamentandomi sulle condizioni dei pronto soccorso italiani, e dicendo che io non sarei mai più entrata in un ospedale per tutta la mia vita (cosa che si é rivelata falsa). Julien non parlava più. Insomma, nessuno mi aveva ancora placata.

Non so cosa accadde dopo, probabilmente degli antibiotici fecero il loro effetto, ed io guarii dalla tonsillite. Fu un'esperienza stremante, ma guarii. Dopo il periodo di convalescenza, sicuramente pareva di più che il malato fosse stato Julien, che usciva da una provante settimana in cui senza dubbio aveva maledetto di aver deciso di uscire quella sera in cui mi aveva incontrata. Ma siamo ancora insieme. E quindi l'ha superata.

A questo punto una domanda sorge spontanea...cosa centra Viareggio in tutto questo? Semplice, quella fu una delle prime volte in cui riosammo uscire di casa dopo essere tornata io una persona normale, e pure lui. Passammo un rilassantissimo pomeriggio in riva al mare, le ambulanze erano ormai lontane, respiravamo aria buona. Fino a che non comincio' a tirare vento, sempre più forte. Quando mi sfiorai il collo, Julien sgrano' gli occhi e salto' in piedi. Julien volle tornare a casa. Per la strada, mi compro' un maglione, di due taglie più grande, che riusci' perfino a legarmi al collo. Cosi', almeno, non prendevo freddo. Tornammo a casa. Per qualche giorno, non uscimmo più.

Alle avventure da neoventenni (sempre ancora più o meno), ne seguirono parecchie altre. Per fortuna, con una guadagnata diversa maturità. Dopo le folli avventure fiorentine, infatti, siamo diventati dei Parigini. Il che rima con grigiore, freddo ad agosto, pioggia, nuvole, pelle bianca, niente più escursioni della domenica bensi' sano riposo, e passeggiatina nel Marais. Più chicchettosi, un po' meno on the road, alla "cosi' come ci viene". Ci siamo infrancesiti, ed io ho scoperto che la spiaggia a volte é perfino un posto in cui non ci vai a giocare a racchettoni in costume.

Parigi, c'é poco da fare, é "più in su". E, per delle fredde ed incomprensibili regole geografiche, più si sale, più fa freddo. Per quanto si possa non accettarlo, é cosi'. Vivendo in Francia, ho scoperto che le spiaggie della Normandia non assomigliano a quelle della Riviera Romagnola e che, no, per quanto in entrambe ci sia sabbia e acqua, probabilmente non ci troverai "Cocco Bellooooo", e neppure la frutta candita (per tutto cio' che ho inoltre scoperto vivendo in Francia, alla mia maniera, leggere qui). Ma una volta ripresisi dallo choc culturale, in questa nuova ed incredibile tipologia di spiaggia ci si puo' trovare del vero fascino. Ho amato le nostre escursioni al mare da cittadini del Nord, ho dimenticato i Maxibon, i costumi colorati, i nonni in slip a fare le parole crociate, la nonna che mangia la peperonata il 15 di agosto sotto il sole (tutta la mia stima, il mio stomaco non é altrattanto potente), e ho imparato ad assaporare questo "charme à la française". L'ho trovato vero, puro, profondo. La vera maniera di godersi il mare, la salsedine, le onde. Che la mia Repubblica non me ne voglia, ora al Coccobello preferisco une petite glace en regardant la mer.

Ma il mare in Francia non é solo questo. C'é anche la Costa Azzurra. Di cui noi siamo sempre stati grandi fan. E allora li' puoi ritirare fuori i racchettoni (sempre con molto garbo, perché sei in Francia), puoi ricominciare a correre in riva al mare (sempre con molto garbo, per non schizzare le signore francesi), puoi giocare a tuffi (sempre con garbo, senza urlare, altrimenti disturbi). Beh, puoi almeno metterti in costume. E già questo non é poco. Per la peperonata, meglio superare il confine. Qui, a pranzo, une salade niçoise o un croque monsieur, per rimanere légers. Parce que à la mer, il faut rester chic. A noi, il bombolone alla crema in riva al mare a colazione ogni mattina, in ogni caso, non ce l'ha tolto nessuno.

Ma non c'é come essere lontani da casa per apprezzare le proprie origini. Ed é cosi' che abbiamo in realtà dedicato la maggior parte delle nostri estati finché siamo rimasti residenti d'Oltralpe. Il ricordo più bello? La Sicilia. I fritti misti sulla spiaggia, i colori, i sapori, l'atmosfera, il calore, i panorami da perdere il fiato, e poi la luce. Eh si, perché dove batte sempre il sole anche la luce é diversa. Lo si vede perfino negli occhi della gente. La Sicilia é un altro posto che ci ha rubato il cuore, perché é poesia pura. Cosa c'é poi di più futuristicamente romantico di un isola che si raggiunge con un treno che sale su una barca? La Sicilia é il nostro colorato ricordo, un quadro di cui guardandolo riesci a sentire il profumo. In cui sicuramente torneremo alla prima occasione.

E poi un anno abbiamo deciso di partire lontano, talmente lontano che ci siamo sentiti a casa. La nostra prima vacanza in tre (due e mezzo) é stata tra risaie, cappelli a punta, profumo di Bo Bun, e tanti, ma tanti sorrisi. L'unico posto in cui nessuno mi ha guardato male vedendo che mangio tenendo i piedi sulla sedia ("Non ci crede nessuno se dico che mentre mangi ti sporchi le ginocchia!!", mi ha sempre detto mia mamma. Oggi, lo stesso problema lo si rivive con Teo, ed io ne vado vergognosamente fiera, ehehe). Il posto per il quale non possiamo neppure dire che ci ha rubato il cuore, perché il nostro cuore senza che lo sapessimo già gli apparteneva. Durante le nostre peripezie vietnamite ( di cui, con tanto di super video-storia, uno dei miei preferiti, ho già parlato qui, qui e qui, ma ancora molto ho da raccontare), abbiamo trovato il tempo per una pausa marittima. Ed oggi posso dirlo, i nostri piedi sono stati a mollo nel Mar Cinese Meridionale, ed é stato un momento bellissimo.

E' arrivato poi il momento in cui i piedi nell'acqua sono diventati sei. Seppur la prima estate del nostro piccolo uomo-leone sia stata sommersa da traslochi, trasferimenti, estenuanti ricerche di case e parentesi cittadine, abbiamo comunque fatto in modo di trovare il momento per il suo battesimo delle onde. Che, senza alcuna esitazione, é stato un successone, decisamente più rumorescamente ripetuto anche quest'anno (e di cui prestissimo parlero'). Teo va d'accordo con l'acqua un po' come va d'accordo con la pizza e con le polpette. E questa é una garanzia.

Ricercare le immagini, rivederle, risentire dentro tutti questi momenti, tutte le sensazioni, é forse la profonda ragione per cui ho creato ed ho cominciato a scrivere su questo virtuale diario di famiglia. Perché la vita é meravigliosa, ed io voglio ridare vita ad ogni singolo istante vissuto. Intanto, che io sia una nostalgica é chiaro a tutti, no? E a questo punto, parlandone qui, ho dato il giusto momento di gloria anche al mio porta rotolone da cucina in gomma a forma di repellente anti zanzare, e quindi sono felice. A prestissimo, e... Always with Love.