Verso l'infinito e oltre - Come un quadro divenne un tatuaggio

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Questa storia ha inizio tanto tanto tempo fa.

C'era una volta una ragazza annoiata seduta su una sedia arrugginita di un terrazzo di un appartamento all'ottavo piano sui tetti di Firenze.

Questa ragazza stava aspettando che il suo fidanzato tornasse a casa dal lavoro e per far trascorrere il tempo più in fretta decise di preparargli una sorpresa. Non c'era molto in casa perché il povero appartamento era stato maltrattato da un ex inquilino che aveva portato via la quasi totalità dei mobili, e la ragazza sapeva che questo aveva fatto molto arrabbiare il suo fidanzato. Il povero appartamento si era ritrovato improvvisamente tutto bianco e spoglio, triste e senza vita (oltre che senza divano, senza sedie, senza tavolo, senza pentole, senza posate e senza bicchieri) e questo non gli rendeva onore. Cosi' la ragazza decise che sarebbe andata a cercare nell'armadio delle meraviglie qualcosa che rendesse questo povero appartamento di nuovo magico.

Non fu impresa facile, ma con le uniche cose a disposizione la ragazza ririempi' di colore l'appartamento. Con la coperta rossa pelosa ci ritappezzo' una parete, e non contenta di avere un nuovo muro che somigliava ad un peluche ci attacco' pure dei ritagli di giornale. Trovo' pure dei brutti coni neri in plastica e, con l'aiuto di un po' di carta velina gialla e rossa ci fece dei semafori, che attacco' sempre al muro, aggiungendoci poi ovviamente altri ritagli di giornale.

Beh, quando il suo fidanzato torno' a casa fu contento. Certo, avrebbe preferito che la ragazza magari uscisse a bersi un caffé e a farsi una passeggiata piuttosto che riempirgli la casa con ritagli di giornale e con coperte pelose, ma apprezzo' comunque il gesto.

C'era pero' un'altra cosa che la ragazza aveva fatto che proprio non riusciva a capire. Aveva infatti disfatto le tende del salotto, ne aveva tagliato un pezzo, e con questo pezzo ci aveva creato la tela di un quadro. Quelle tende erano vecchie, bianche e certo senza fascino, ma senza dubbio non meritavano una simile fine. Nonostante tutto, il ragazzo decise di appendere il quadro in camera. Era un semplice e umile quadro di tela bianca, ricavato dalle tende del salotto di un povero maltrattato appartamento all'ottavo piano sui tetti di Firenze, ma aveva una cosa che le altre tele non hanno. Nascondeva una storia, e questo lo rendeva magico.

Ebbene, come si può' intuire, quella ragazza ero io e il ragazzo che si ritrovo' con il salotto in peluche Julien.

Quello era il nostro primo appartamento insieme, e quel quadro il nostro quadro magico. Rimase bianco per parecchi mesi, ma questo non ci dissuase dal lasciarlo sulla parete della nostra stanzetta. Rimase li', inerme, bianco immacolato, mentre attorno a lui la camera prendeva vita riempiendosi di nuove cose, di nuovi ricordi, di nuovi quadretti in cui mettevamo ritagli di giornale. (Eh si, continuammo ad aggiungere ritagli di giornale alle pareti)

E poi un giorno cambiammo casa. Finalmente avevamo una casa solo nostra. (Effettivamente il povero appartamento lo condividevamo con altri ragazzi e quindi si, anche loro si sorbirono il salotto peluche, ma furono talmente gentili che non mi dissero nulla, e questo mi motivo' a continuare ad appendere ritagli di giornale in tutti i miei successivi appartamenti, olé)

Incredibilmente, quel quadro di tela bianca lo portammo con noi. E non solo. Lo appendemmo pure sopra al nostro letto.

Anche in questa nuova casa il quadro rimase immutato,bianco, candido, immacolato. Aspettava pazientemente che arrivasse il suo momento mentre attorno a lui la casa si riempiva, come sempre, di nuove cose, di nuovi ricordi, e ovviamente di nuovi quadretti.

Ebbene, la sua pazienza un giorno fu finalmente ripagata.

L'amore non ha confini, né di tempo né di luogo, non ha paura di nulla, é audace, coraggioso, ambizioso, punta sempre più in alto. Si, proprio li', no, ancora oltre. Eccoci. Verso l'infinito e oltre.

Ecco, era proprio questo che la nostra tela doveva servirci a ricordare. Di non avere mai paura, e di puntare sempre verso l'infinito e oltre. Proprio come Buzz Lightyear.

Ma la nostra storia d'amore con la nostra tela magica oramai non più candida e immacolata non finisce qui. Ci ha seguito oltralpe, dove é sempre rimasta appesa sopra il nostro letto, ha affrontato con noi impervi traslochi, ha condiviso con noi incredibili avventure, insieme abbiamo pianto, riso, appeso altri quadretti e accolto Teo. Lei oramai non é più una semplice tela, bensi' il diario di un'intera storia d'amore.

Verso l'infinito e oltre. E' cio' che vogliamo leggere ogni mattina appena ci svegliamo. Perché é li' che vogliamo andare, sempre oltre.

Assortimento di una vita di quadri, quadretti e tele bianche.

Ebbene, ci credo talmente tanto che un giorno sono finita cosi'.

Non mi é bastato leggerlo ogni mattina, volevo che rimanesse indelebile, per sempre.

E pensare che tutto é nato da quella mattina, annoiata su una sedia arrugginita di un terrazzo di un appartamento all'ottavo piano sui tetti di Firenze. Chissà cosa sarebbe successo se fossi davvero uscita a bermi un caffé e a farmi una passeggiata. Beh, sicuramente avrei camminato molto, verso l'infinito. E oltre.

Hasta el infinito y más allá.

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