Vita da genitori - Sopravvivere in due quando in quattro

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Si parla sempre di bambini. Cosa e come devono mangiare, con cosa e come devono sfogarsi, quando e perché devono dormire...e trallallerotrallala. Ma ai genitori, chi ci pensa? Rimango convinta che la ricetta per bambini felici sia essere genitori felici. Come? La verità, non lo so. Ma questo é cio' che é successo in casa mia in questi ultimi mesi. Chiodo dopo chiodo, ci siamo costruiti la nostra piccola "capanna di coppia". Spesso molto stretta, spesso disordinata, spesso difficile, per ora ha già superato un paio di stagioni, e ne siamo fieri. La notra personalissima guida da genitori felici, qui! Ossia come sopravvivere in due quando in quattro.

Se il primo figlio é un monsone asiatico, con il secondo si é letteralmente travolti da uno stravolgimento climatico intercontinentale. Ho perso il diritto acquisito durante la mia infanzia di andare in bagno da sola (la frase "Almeno fammi fare la pipi' in pace" é nella top ten delle mie frasi più ripetute in questo ultimo periodo). Senza cadere nel trash, a volte mio figlio mi fissa bloccato a 10 cm della mia faccia, testa inarcata di 45 gradi, ginocchia piegate (perché ora é troppo alto, altrimenti alla mia faccia mentre sono seduta non ci arriva) e mi chiede "Mamma, pipi'?". Ho voglia di rispondergli "No, ma mi piace sedermi sulle sedie con un buco sotto", e invece gli rispondo "Si, Teo, caro, dolcissimo, fantastico bambino. Sto facendo la pipi'. Posso per cortesia farla in pace?". Ting, sorriso. Lui mi sorride, e se ne va. Abbiamo perso il diritto di svegliarci all'ora che vogliamo, ma questo é un gran classico. Julien ha perso il diritto di guardare le notizie di calcio dal telefono senza che nessuno se ne renda conto (c'é sempre qualcosa da fare, non c'é tempo per guardare le notizie di calcio) e quello di mangiarsi un panino con la sottiletta e il ketchup prima di cena senza dare il cattivo esempio a nessuno. Se apro Spotify mio figlio dice "Ahhhhh! WAAAAAA! Gioggiiiii ( = potrei per cortesia ascoltare l'intera colonna sonora di Curious George) " e se apro Netflix mio figlio dice "Ahhhhh! WAAAAAA! Gioggi (=te lo scordi che guardi una cosa che piace a te, fammi vedere un episodio di Curious George). Mentre si cucina, mentre si fa la lavatrice, mentre si stende ed in un'infinità di altre occasioni mia figlia urla come se le stesse accadendo la cosa più terribile della terra e appena la si prende in braccio smette all'improvviso manco fosse un'interruttore, guarda angelica e sorride. No, non aveva nulla neanche questa volta. Ha vinto ancora lei. In tutto questo, nascosti dietro ai panni (non quelli da stirare, quello non lo facciamo più) del genitore di due pupi sotto i 3 anni che alle 21 sta ancora raccogliendo i giocattoli da terra, ci sono due ragazzi. C'é una coppia. Due amorosi, come piace chiamarci a noi.

Non sappiamo più cosa significhi andare al cinema, scegliere un ristorante senza assicurarci che abbia un seggiolone, pranzare alle 16 fregandocene di tutto e di tutti, e decidere, ad esempio, di vedere due film di fila la domenica pomeriggio senza essere disturbati da nessuno giusto per il gusto di vedere due film di fila la domenica pomeriggio senza essere disturbati da nessuno. Ma c'é una cosa che non ci siamo mai scordati. Quella cosa, é il NOI. Sempre, e comunque, prima di tutto. Abbiamo due figli, zero aiuti, una mole di cose da fare che a volte abbiamo l'impressione di avere un'intera libreria Ikea sulle spalle e nessun tempo per farle, ma la nostra coppia é più forte di prima. Molto più forte. Siamo due genitori, ma prima di tutto siamo una coppia, un ragazzo e una ragazza che sia amano, e che vogliono stare insieme per sempre. Come? Cosi'!

1 - COLLABORAZIONE

E' dura, troppo dura, durissima. Se si vuole sopravvivere con due bambini piccini che richiedono una valanga di attenzioni, bisogna essere in due. Se i bimbi li si fa insieme ci dovrà pur essere una ragione, no? Dalla nascita di Lia, abbiamo imposto più o meno coscientemente la regola che se uno dei due ha bisogno di una mano, l'altro gliela da. Punto. Senza troppe domande. Questo, grazie alla condizione numero 2.

2 -ASCOLTO

Sono una feroce sostenitrice dell'idea che se si ha qualcosa da dire, non si va a letto prima di averla risolta. Ammetto che fino a che eravamo "sfigliati (=senza figli)", il mio principio usciva un po' spesso dalle righe, diventando a tratti eccessivo alias notti insonni. Ma si sa, sono una perfezionista (sono spesso stata soprannominata la "Signorina Praticamente). Julien veniva piuttosto dalla scuola "Addio Nini, ci si vede domattina", e quindi siamo stati costretti a stringere i bulloni ove necessario. Evoluzione? Se hai qualcosa da dire, non farlo prima di andare a letto. Ma dillo, sempre, e comunque. Mentre lo fai, non essere vendicativo, provocatorio o umiliante, ma cerca sempre di pensare che cio' che  richiedi é nell'ottica della progressione, non della regressione. Zero riferimenti al passato, non si va fuori tema, un po' come in una prova scritta di italiano al liceo. Se sei seduto dall'altro lato del tavolo, ascolta. Punto. Riascolta. E ripunto. La persona che hai di fronte l'hai scelta per sempre. Fare felice lui renderà più felice anche te. E se supererete questa tappa, sarete saliti di un gradino. Questo, ovviamente, quando é presente il principio numero 3.

3 - CONDIVISIONE

Occuparsi dei figli occupa la maggior parte del tempo di una persona umana. Il tempo rimanente da impegni di lavoro, casa, e figli, appunto, é sacrosantissimamente santo. Saperlo condividere al meglio é essenziale. Non bisogna per forza condividere le stesse passioni o fare le stesse cose, ma fondamentale é accordarsi su quando e come farlo. Ad esempio, per spiegarmi meglio, a volte alla fine della settimana, in particolar modo la domenica sera, sentiamo la necessità di "nous décontracter", come si dice in fancese (l'italiano "rilassarsi" é quello che ci va più vicino). Julien si rilassa guardando dei film d'avventura, a lui piace cosi'. A me non c'é nulla che mette più angoscia di un film d'avventura, quelli di fantascienza non parliamone neppure (per me é roba comica, lui odia guardare film di fantascienza con me, che esco con frasi del tipo "Certo, e secondo te come fa quello ad arrampicarsi sui muri saltando? Non c'é la forza di gravità nel suo paese?"). Io, quindi, mentre lui si rilassa come piace a lui, mi rilasso come piace a me. Non stiamo condividendo il momento, ma stiamo condividendo la necessità di avere un momento, rispettandolo. Funziona uguale. Oltre a questo, ovviamente, accordiamo la maggior parte del nostro tempo libero alla nostra famiglia, altrimenti non l'avremmo creata, dico io. Questo, é il principio numero 4.

4 - FAMIGLIA

Creare una famiglia non é un semplice stato sociale. E' responsabilità. Come tale va vista. Per intenderci, non creo una famiglia se provo piacere a vivere da single. Creo una famiglia quando sono disposto ed anzi felice di condividere la maggior parte del mio tempo con i membri della suddetta famiglia. Per questo, in casa nostra, vigono delle fondamentali regole : la prima é "la colazione la si fa insieme". Se i bambini dormono é un caso eccezionale, ma io e Julien, ogni mattina, ci sediamo sempre a tavola insieme. Usiamo questo tempo come vogliamo, possiamo parlare di lavoro, o di stupidaggini, ma lo facciamo insieme. Da quando lui esce ogni mattina presto per andare a lavorare (prima lavoravamo entrambi in casa, per intenderci), abbiamo imposto un orario per la colazione. Ed io, per farla con lui, anche se potrei continuare a dormire, mi alzo. Lui, per lasciarmi dormire di più, mette la sveglia prima, cosi' fa la doccia e  si veste ancor prima della colazione. E' il nostro momento insieme, non si transige. La giornata la si deve cominciare insieme. Idem la sera. Non siamo mai, e ripeto mai, andati a letto in due momenti diversi. Non ci é mai piaciuto. Esattamente come per la colazione, la giornata la si conclude insieme, sempre. Oh si, eccome se siamo tentati entrambi di fare altro. Lavorare in primis, oppure anche solo guardare il computer per i fattacci nostri. Ma la regola vuole che dopo una certa ora esiste solo la famiglia, e tutto il resto lo si mette sul tavolo della cucina. Si, anche se é urgente. Il concetto di urgenza é astratto. L'unica cosa urgente é stare insieme. Cosi' il resto lo si farà più veloce. Come facciamo? Con il principio numero 5.

5 - ORGANIZZAZIONE

Non so nemmeno come io abbia fatto a metterlo come quinto punto, perché la verità é che con due bambini grandi quanto due nani da giardino ma leggermente più vivaci l'organizzazione é la prima regola di sopravvivenza. Le abbiamo provate tutte, e poi siamo finalmente giunti alla estrema ultima considerazione che era necessario avere un "Family Plan.", come lo chiama Julien (che é un'esteta, e dopo essersi costruito il suo sito internet da solo trova titoli per tutto, e tutti finiscono con un punto. Non so ancora perché, ma a lui piace cosi'). Attaccato al muro della cucina c'é un calendario, attaccato alla bacheca della cucina c'é un foglio che traduce quel calendario nei nostri impegni di famiglia. Siamo due free-lance. Non so neppure io come abbiamo fatto a vivere senza fino a poco tempo fa. La domenica sera si fa un "breef" su cio' che avverrà in settimana, con le esigenze di uno e dell'altro. Si coordinano gli impegni. Si vive meglio. Davvero. Sembra di impronta un po' aziendale, ma, sarà un caso, da quando abbiamo aperto le porte della nostra casa alla nostra amica Madame Organizzazione io ho meno capelli bianchi. Ganzissimo. Gli impegni sono bilanciamente distribuiti, e cosi' nessuno rinfaccia più nulla all'altro. Conseguenza? La numero 6.

6 - NO AI LITIGI

Altolà ai litigi (un po' come faceva quella della pubblicità del deodorante, insomma). Quando eravamo "sfigliati", era ganzo, perché potevamo permetterci di mandare all'aria un intero weekend con discuto poco, comincio ad innervosirmi, litigo di brutto, paio Hulk, e poi faccio pace. Io personalmente (Julien é sempre stato più maestro shaolin di me) amavo le minacce del tipo "Ora me ne vado" (quando abitavamo in Francia la scusa del "torno a casa" suonava meno bene, ma per renderla credibile mi accompagnavo spesso da un computer aperto sulla pagina Voyages Sncf, e cosi' parevo più attendibile). Mi piacevano le scene "all'italiana", sempre spesso (troppo spesso) smontate da una troppo riflessiva reazione "à la française", con sguardo anche talvolta un po' sconvolto. Da quando non siamo più sfigliati, la mia passione per la teatralità probabilmente non é cambiata, ma in compenso non ho più tempo. Non abbiamo più tempo. La realtà é che non c'é più tempo per discuto poco, comincio ad innervosirmi, litigo di brutto, paio Hulk, faccio pace. In generale alla fase "discuto poco" siamo già stati interrotti. Cosi', abbiamo deciso che l'ideale é la tecnica che trovate al punto 2. E cosi' abbiamo più tempo per il punto 7.

7 - OCCUPARCI DI NOI

Puo' essere visto in due modi : di noi stessi e dell'altro. Sostengo l'idea che non bisogna dimenticarsi di essere donna ( o uomo) quando si diventa mamma (o papà). Anche quando non c'é tempo, per lavarmi, vestirmi o truccarmi, lo devo trovare sempre. Lo faccio per me stessa, e lo faccio anche per l'uomo accanto a me. Detesto sentirmi trascurata. Certo, é da anni che non metto lo smalto e magari non passo tre ore a farmi la pedicure, ma voglio che il mio uomo veda in me ancora e profondamente la donna di cui si é innamorato, anche se l'ha vista partorire due volte e anche se alimenta il mercato delle coppette assorbilatte. Nel frattempo, ci occupiamo dell'altro. Julien ogni mattina mi prepara il caffé, anche se lui non lo beve. Ed io adoro che sia lui a prepararmelo. Ed io lo abbraccio sempre, anzi, ancora più forte del primo giorno. La verità é che da Babbo lo amo ancora di più che da non-Babbo. Ora per me é molto più figo.

8 - CINQUE MINUTI

Non posso che chiamarlo cosi'. Cinque minuti. Non avendo alcun tipo di aiuto, né nonni, né babysitter, né qualsivoglia essere umano disponibile a trascorrere anche solo due ore con i nostri figli, non viviamo un momento soli dalla notta dei tempi (alias 2 anni, 1 mese e 6 giorni, gravidanza a parte). Se avessimo anche solo un'occasione, scapperemmo anche solo il tempo di un aperitivo. E' primordiale. Se una famiglia nasce da una coppia ci deve pur essere una ragione, no? Cosi', facciamo con i nostri mezzi. Ogni tanto, ci prendiamo solo 5 minuti per noi. Per abbracciarci. Sdraiati sul letto, in piedi, poco importa. Per ritrovarci solo noi. Io affondo la testa nella barba, dove mi trovo a casa, e ci sto tanto bene. Non importa se dura poco. Quello é il nostro momento. Quegli unici cinque minuti solo nostri ci ricarano le batterie, fino ai cinque minuti successivi.

Perché solo cinque minuti? Perché é statisticamente il tempo di reazione di Teo nel rendersi conto che non ci sente più. Di captarci con il suo radar ipersensitivo. Di venirci a dividere per mettersi al centro. Di guardarci e dirci " 'ia". Vuole che prendiamo anche sua sorella. La prendiamo.

E cosi' si abbracciarono tutti insieme felici e contenti. Cinque minuti finiti. That's a family.

With a Lot of Love.