Una vita in treno + la nostra guida di sopravvivenza su come partire leggeri e felici

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La macchina a casa nostra corrisponde ad un giochino in plastica in cui le ruote neppure si muovono. Quando Teo una volta l'ha presa in mano e ha fatto "Brum" mi sono chiesta pure come facesse a conoscerne il rumore. Perché? Perché noi una macchina non ce l'abbiamo, e non é neppure nella lista di cose da acquistare. Ecco la nostra guida di sopravvivenza da famiglia che quando viaggia, lo fa solo su binari. In uno, in due, poi in tre, presto in quattro, ecco come sopravviviamo leggeri e felici.

Per l'aneddoto, nella mia storia con Julien il treno ha rivestito un ruolo non da poco. In particolare nella prima parte, il treno era il mezzo di trasporto da cui ci salutavamo, molto spesso senza sapere quando ci saremmo rivisti. Niente fazzoletti bianchi sventolati dai finestrini pero', perché la maggior parte delle volte la prima mezz'ora dei miei viaggi era dedicata a trovare un posto per la mia valigia sempre troppo grossa per questo mondo predisposto per porta bagagli sempre troppo piccoli. Un giorno un signore che si era gentilmente offerto di aiutarmi, pentendosene subito dopo tra l'altro, mi chiese se io trasportassi sassi. Quel giorno capii che probabilmente stavo esagerando. E cosi' cominciai a lasciare cose a casa di Julien. Fu probabilmente cosi' che comincio' la nostra convivenza, grazie ad un signore convinto che io trasportassi sassi. Ma questa é un'altra storia. ( di cui un pochino ho già parlato qui e qui)

Poi le nostre avventure in treno continuarono da ufficiali conviventi. Dai viaggi del weekend alla scoperta della Toscana (ne ho accennato un  pochino qui), alle 13 ore direzione Sicilia ( di cui 12 trascorse su un regionale, dettaglio per gli specialisti del settore non trascurabile), alle frequentissimissime tratte Firenze SMN - Milano Centrale, sempre sul regionale (all'epoca il Frecciarossa era appena nato, e per questo non sempre abbordabile per due studentelli, e poi a noi il clima da viaggio alla anni '50 ci é sempre garbato), fino al nostro importante salto di qualità, il TGV. E cosi' via ad un'interminabile sfilza di viaggi Paris Gare de Lyon - Milano Garibaldi, 8 ore su comode poltroncine viola in cui ho accumulato tante di quelle formiche ai piedi da poterci costruire dei formicai. Qui la domanda potrebbe nascere spontanea : va bene per la tratta Firenze - Milano, ma da Parigi non potevate prendere un aereo? Ed ecco la mia immediata risposta : NO! Prima di aver trascorso intere giornate in aereo per raggiungere idilliache mete, infatti, affidarmi a delle ali in ferro mobili per trasportare il mio corpo da una parte all'altra del pianeta non era esattamente la mia passione. Meglio interminabili viaggi (quando si tratta di Trenitalia poi non c'é aggettivo più appropriato di "interminabili") guardando fuori dal finestrino. Al nostro curriculum di viaggiatori su binari vanno poi rigorosamente aggiunti il viaggio di notte sul Golden Train vietnamita Ho Chi Minh City - Nha Trang (ne parlo qui) e quello di giorno per raggiungere Hoi An (altre 9 ore in cuccetta, olé).

Importante poi sapere che é stato in un treno che io e Julien abbiamo deciso che sarebbe stato ancora più bello viaggiare in tre, ed é grazie a questa conversazione che oggi i binari hanno un altro fan. Biondo ed alto quasi un metro. Inutile dire che in soli pochi mesi d'esistenza questo ragazzo ha accumulato km e ore di treno come neppure io in 21 anni di vita, Vietnam incluso parlatro, dato che già da dentro la pancia lui aveva le idee ben chiare, ed aveva deciso di venire con noi (un po' come sua sorella per New York City, cosa ci posso fare io se faccio figli solo quando prenoto viaggi?).

Ma c'é una cosa molto più curiosa delle altre. Bisogna infatti sapere che, in maniera direttamente proporzionale all'aumentare dei membri della famiglia, le nostre valigie sono diminuite. Magia? Forse. Se oggi il signore dei sassi mi incontrasse sarebbe orgoglioso di me. Con Julien ho infatti imparato uno dei segreti del vero viaggiatore, che é il saper partire leggeri. E quindi oggi, nonostante il costante aumento della crew, i nostri viaggi sono sempre più piacevoli, e quindi per questo, fattibili. 

Com'é possibile? Essenzialmente non c'é segreto. A parte tanta buona organizzazione, razionalità (quella che non sempre utilizzavo quando nella mia valigia mettevo sassi), e un obiettivo che non deve mai essere dimenticato : più leggero saro', meglio vivro'. E meglio faro' vivere nel mio caso, dato che incinta di 8 mesi non posso essere sempre un valido aiuto nel trasporto fisico.

Fare una valigia é una vera arte. Con il tempo ho imparato che portare l'essenziale é sempre la migliore soluzione. Quando sono in dubbio su qualcosa, lo lascio a casa, e si rivela sempre la migliore soluzione. Per quanto riguarda l'abbigliamento, in generale conto i giorni del soggiorno e cerco sempre il giusto mix di vestiti potenzialmente riutilizzabili per portare con me il meno possibile senza togliermi la soddisfazione di avere sempre l'impressione di essere vestita in maniera diversa. Tutto questo é reso possibile da un attento e precedente studio del meteo e della destinazione, ovviamente. Stupirà infatti sapere che é proprio per la mia vacanza più lunga, quasi un mese in Vietnam, che ho utilizzato il mio bagaglio più piccolo. Un solo misero zainetto. Al suo interno, una gonna, un pantaloncino, qualche leggerissima (perché più leggera é meno posto occupa, altro criterio che considero sempre) maglietta ed un costume. Quando si viaggia lontano, ed in particolare in paesi in cui il clima é molto diverso da quello a cui siamo abituati, non c'é cosa migliore che partire a bagaglio vuoto, perché sul posto si troverà sicuramente un vestito che si adatta meglio al luogo di quello che abbiamo a casa (e molto spesso anche meno caro, il che non é mai male). E' esattamente cio' che abbiamo messo in pratica per il Vietnam, e fu cosi' che dopo una decina di giorni ci confondevamo perfettamente con la gente del posto, cappelli a punta a parte. Quando gli stessi vestiti li mettiamo qui, in compenso, un po' meno. E difatti, lo ammetto, questo cerchiamo di evitarlo.

Per quanto riguarda Teo, il discorso si amplia. Innanzitutto perché va considerato l'alto tasso di probabilità che una maglietta non resterà pulita per più di una mezza giornata, poi perché é di essenziale valutazione come sfamarlo, cambiarlo, garantirgli il sonno e, soprattuttissimo, intrattenerlo.

  • Per l'abbigliamento é semplice : si porta cio' che é più comodo, che occupa meno spazio, e si prende in conto che probabilmente sarà da lavare durante il soggiorno.
  • Per quanto riguarda il cibo, noi si parte sempre dal presupposto che ovunque andiamo, anche li' nascono, sopravvivono e si nutrono bambini, e quindi troveremo come nutrire il nostro.
  • Essendo noi ancora in fase pannolino, questa é l'essenziale preoccupazione. I pannolini sono molto cari, soprattutto se si vanno ad acquistare in supermercati. In generale, noi partiamo con una piccola scorta che ci faccia arrivare almeno al giorno seguente, e poi ci organizziamo per trovare una soluzione sul posto. La più utile nella nostra santissima era internet é acquistare su Amazon (disponibile in tuttissimi paesi, il che é geniale) la giusta quantità di pannolini che ci servono a rimanere asciutti per l'intera vacanza e farceli spedire nella struttura che ci ospita. Dato che solitamente la giungla non é una meta scelta per andarci con bambini al di sotto dei due anni, non ci sono mai problemi di spedizione. Nel caso, una foglia di fico sarà una valida sostituta per l'intera vacanza. Cosi' si entra tutti nel mood del posto. Olé.
  • Sapendo che amiamo partire leggeri, trasportarci un lettino da campeggio non é mai la nostra scelta. Scegliamo sempre una struttura che possa fornircene uno. Nel caso la struttura non sia proprio una struttura ricettiva canonica con partita iva (vedi noi in questo caso, che siamo ospiti dei nonni), il nostro é il lettino da viaggio light di Babybjorn, che é perlaltro lo stesso che si puo' notare smontato e nel borsone nero nelle foto. Leggerissimo (solo 6 kg), praticissimo e a vista del biondo pure comodissimo, é un investimento ganzo ed utile.
  • Dato che ogni viaggio comporta un percorso per arrivarci, le strategie per intrattenere un bimbo in un posto chiuso a volte per ore sono tutte inutili, ma volendo varie. Nel mio zaino non mancano mai giochini piccoli e trasportabili con cui creare un sacco di storie e qualche libro, in formato pocket ma di fondamentale importanza. Fino ad oggi leggere storie insieme si é rivelata la maniera più funzionante per tenere intrattenuto mio figlio il più a lungo possibile. Non sempre attuabile (nel volo Milano-New York avevano cominciato a dirgli "ciao Teo" dalla fila 1 alla 250 dell'aereo, 9 ore insieme, oramai lo conoscevano) ma possibile. Per il resto, in generale prego la notte precedente con sguardo compassionevole guardando il cielo che si addormenti 5 minuti dopo la partenza e che si svegli solo a destinazione. A volte ha funzionato. La speranza non muore mai.

A questo si aggiunge il mio kit da zaino. Se lo si apre, si puo' trovare questo:

  1. Libri, libri e libri. Data la provenienza geografica varia della nostra famiglia, in varie lingue. Cosi', già che non ha ancora cominciato a parlare, gli facciamo scegliere con quale cominciare a farlo. Olé.
  2. Gli indispensabili : pannolini, salviettine e bavaglino. Questo é il kit sopravvivenza.
  3. Giochini piccoli ma con cui poter creare un sacco di storie. In questo lo specialista é Babbo J, io preferisco leggere i libri. Ed aspetto le Barbie (yes, finalmente il momento é arrivato, posso ricominciare a giocare con le Barbie senza che nessuno mi prenda per pazza)
  4. Chiavi di casa con portachiavi voluminosissimi cosi' da poterle trovare subito appena si infila la mano in borsa. Possono essere utilizzate nella variente di giochino da intrattenimento. Il biondo adora la piccola macchina fotografica che é attaccata alle chiavi. Presenti inoltre portachiavi in legno con carta del Vietnam (always in my heart) e maglietta da basket double-face dell'Italia, non perché io sia patriottica ma perché é un regalo a cui tengo tanto di mio fratello (always in my heart too)
  5. La mia amata, insostituibile ed adorata fonte di ricordi : la mia macchina fotografica
  6. Biberon di acqua con cannuccia, per non smettere mai di dissetare mio figlio, che corre talmente tanto che altrimenti si prosciuga. Con giochino, cosi' funge da intrattenimento pure questo. Olé.
  7. Gli essentials di me donna prima che mamma : portafoglio a parte, occhiali da sole, rossetti e qualcosa da mettere nei capelli, che non manca mai
  8. La grande trovata della vita : leggerissimo e portabile ovunque, é un seggiolino universale. Dato che non sempre si trovano bar o ristoranti con il seggiolone, questo ci ha salvato la vita (o il pranzo, più che altro) più volte. Basta legarlo alla sedia, qualsiasi sedia, persino sgabelli, e il pupo puo' mangiare con noi (e ho detto CON noi e non SOPRA di noi, il che già é abbastanza) tranquillo e beato, sporcando tutto quello che vuole perché intanto é in tessuto e quindi lo si puo' lavare. E' di Minimonkey e io l'ho acquistato su Family Nation qui.
  9. Immancabile marsupio. Dopo averne provati parecchi, abbiamo definitivamente sancito che questo é il migliore. Soprattutto quando il bimbo non é più neonato ma comincia ad essere cresciutello. Il nostro é Ergobaby, il classico, e lo si puo' portare in diverse posizioni. Ci sono delle piccole tasche, all'interno il pupo riesce comunque a muoversi, e il mio ci ha fatto di quelle dormite che mi sarebbe piaciuto provarlo pure a me. Noi, ovviamente, l'abbiamo acquistato su Amazon, e si puo' trovare anche di diversi colori.

--> discorso a parte per il passeggino. Avendo abitato solo in case senza ascensore, prima al sesto piano che valeva per 8, poi al quarto che valeva per 12 e ora, per fortuna, al secondo, il passeggino doveva essere un alleato. Per questo fin dalla nascita di Teo abbiamo optato per Yoyo di Babyzen, leggerissimo e pieghevolissimo tanto da diventare bagaglio a mano (per noi divisi tra due Paesi caratteristica non indifferente). Poi un giorno cosi', con un po' di preavviso ma per noi neanche tanto, ci ha abbandonato, diventando triciclo su una buca della pavimentazione di San Frediano. E noi, gasati del fatto che ora abitiamo solo al secondo piano senza ascensore e non piu' al 5673mo, ci siamo fatti un po' prendere la mano. Ora altro che bagaglio a mano, abbiamo un bolide. Già pronto per Lietta, tra l'altro. Da settembre saremo ufficialmente dei genitori spingenti un passeggino doppio. Per il momento, lo usiamo nella versione singola. Ed é una bomba. E' il Donkey di Bugaboo, ed ha completamente rivoluzionato la nostra visione della strada da genitori. Ed anche la nostra visione delle strade fiorentine, che ora, tadadaaaan, non ci fanno più paura.

Ogni link che trovate su questo articolo é vero, reale, provato e viene spassionevolmente dal mio cuore di mamma. <3

UNA VITA SUI BINARI. But, always, with so much love. A presto per nuove avventure!