Settimana 10 | Chiang Mai

Questo racconto di viaggio comincia così.

Sapete quelle serate in cui non avevate nemmeno voglia di uscire, ma i vostri amici insistono. “Vieni dai, ci beviamo qualcosa e poi torniamo a casa presto”

Quelle serate in cui uscite di casa senza avere nessuna particolare ambizione. Ma si, torno a casa presto. Cammini tranquillo.

E poi, non sai cosa succede...ma boom!

Ti ritrovi in una delle serate più belle del secolo, di quelle in cui ti diverti da morire, in cui ti chiedi come hai mai potuto pensare di non uscire, quella sera. Di quelle serate che ti ritrovi a raccontare, ancora, dopo anni.

Ecco. Il nostro racconto di viaggio comincia così.

Ritrovandoci, inaspettatamente, in una delle città più belle del mondo. Eclettica, profonda, indimenticabile.

Ragazzi, benvenuti a Chiang Mai!

Chiang Mai è talmente bella da sembrare a tratti irreale.

Il suo colore è il dorato, come i suoi templi, di cui se ne trova uno ad ogni angolo. Il suo centro storico ha la forma di un quadrato ed è circondato da mura che racchiudono il più alto tasso di elementi wow, da non perdere, al metro quadrato. Ad intervalli regolari, caffè degni di qualsiasi capitale europea in cui fermarsi a leggere un libro e negozi in cui ti chiedi come farai mai a trovare sufficiente spazio in valigia per portare a casa qualsiasi cosa capiti davanti ai tuoi occhi.

Chiang Mai è cultura e tradizione, perfettamente shakerati con stile e modernità, creando un cocktail perfetto.

Arriviamo a Chiang Mai la sera tardi, dopo un ritardo dell’aereo che ci ha costretti ad una attesa prolungat(issim)a all’aeroporto di Krabi. Prendiamo il nostro caro buon vecchio amico Grab (per chi non lo conoscesse, è il cugino asiatico di Uber), attraversiamo la città lungo il fiume. Con le luci della sera, i mercati di notte, le lanterne, è già colpo di fulmine. Soggiorniamo appena fuori dalle mura del centro storico, in un piccolissimo boutique hotel trovato alle 22.30 di sera dopo una brutta esperienza (per farla breve, l’appartamento che avevamo prenotato si è presentato semplicemente invivibile, costringendoci così ad un rapido cambiamento di programma. Alle 9 di sera, con due bambini affamati, ci ritroviamo senza un posto dove andare. Olè. Ma la fortuna ci ha guardato in faccia. O meglio, le ci siamo messi davanti con le mani sui fianchi, e ci ha dovuto vedere per forza).

Dedichiamo la prima giornata alla visita del centro storico. Ogni prima impressione sulla città è rapidamente confermata: wow.

Wat Phan Tao, What Chang Taem. Pausa al See you Soon Cafè e Boutique, di quei posti in cui ti immagini stare seduto per ore a bere un cocktail e a leggere un libro.

E poi di nuovo in marcia. Sono quasi le 17. L’uscita da scuola dei bambini, tutti in divisa. E’ davvero magico. Vestiti di blu, le bimbe tutte con le trecce, attraversano la strada correndo per andare a comprare le caramelle. Ci fermiamo a scattare delle foto con loro. Teo è felicissimo.

Wat Phra Singh, forse il più bello che abbiamo visto. Completamente dorato. Teo e Lia suonano per la loro prima volta le campane di un tempio buddista. Passano i monaci, vestiti d’arancio. Finalmente la Thailandia che ci eravamo sempre immaginati.

Chiang Mai è una città piccola, visitabile a piedi. Non c’è da aver paura ad uscire dal centro storico. E’ proprio fuori le mura, a nord ovest, che noi abbiamo trovato uno dei nostri quartieri preferiti. Verso l’Università, lungo la Nimmanahaeminda road, la zona con il più alto concentrato di locali fantastici e negozi da non perdere. Qui, abbiamo mangiato vero cibo Thai (a volte speziato da avere la bocca in fuoco, ma decisamente buono)e, in ordine di persone adulte :

  • io, cercato in ogni modo di entrare in qualsiasi negozio mi capitasse sotto tiro, attivando la recondita modalità del cervello “Tetris” per capire come far stare stare in valigia il maggior numero di cose senza superare il limite consentito dalla legge del “viaggiare leggeri”. Il tasso di negozi vintage di Chiang Mai è pari a quello del Marais a Parigi. A Chiang Mai ho sofferto, profondamente.
  • Julien, tentato in tutti i modi di riportarmi sul pianeta Terra facendomi affrontare la durezza della vita. No, non c’è spazio. No, viaggiamo leggeri. Passo e chiudo.

(per gli interessati, sono comunque riuscita a trovare ricordi inestimabili).

A Chiang Mai anche la prima disavventura. Dopo una brutta caduta su un tavolo di ferro, ritroviamo Lietta in sangue e con l’occhio gonfio e nero. Decidiamo immediatamente di andare in ospedale, per far si che la ferita venga ripulita alla perfezione, scongiurando che non sia necessaria nessuna cucitura. Chiang Mai si rivela top anche in questo. L’ospedale è pulito ed efficace, tutte le infermiere sono vestite con una splendida divisa blu e azzurra, tutte hanno una treccia e un fiocco nei capelli. Trasmette fiducia.

Passiamo in tre diversi settori, per capire, secondo il livello della ferita, di chi ne sia la competenza. Aspettiamo. Entriamo nell’area visite quasi subito. Veniamo poi chiamati da una dottoressa carinissima che parla perfettamente inglese. L’occhio di Lia viene ripulito. Effettivamente, è un brutto taglio, che occupa quasi tutta la palpebra. Se fosse stato verticale, si sarebbe dovuto ricucire. Per fortuna non è il nostro caso. Lia esce dallo studio del medico con un bel cerotto e le ferita ripulita. Dorme. Non ha mai dato segni di scombussolamento. Questo è utile anche a noi per restare tranquilli. Sta dormendo, non piange. Va tutto bene.

Abbiamo vissuto anche questo.

Decidiamo di riprendere le energie nella migliore maniera : quando in dubbio, sempre e comunque mangiarsi una pizza. Troviamo uno dei migliori ristoranti italo-asiatici di sempre. Ci siamo, Lia sorride con in mano la sua pizza margherita. E’ tornata la Lia di sempre.

Chiang Mai è stato quel divano comodo che ti fa sentire a casa. La sua vivibiltà, la sua cordialità, la fanno davvero apparire come una meravigliosa città in cui vivere. Come in tutta la Thailandia, magari fin troppo mangiata da un turismo goffo ed imponente, si può ancora sentire il sapore delle vecchie tradizioni. Si può ancora immaginare a cosa assomigliasse questa città fino a qualche decennio fa.

Di Chiang Mai ci rimarrà per sempre impressa l’immagine del ventilatore sul soffitto della sala colazioni del nostro piccolo albergo; il legno, vissuto, delle case; lo splendore dei suoi templi; il colore delle lanterne appese nei mercati la notte. La Saturday Walking Street, un’intera via chiusa al traffico aperta solo un  giorno della settimana, con bancarelle di cibo, abbigliamento e souvenir in ogni minuscolo metro quadrato. La strada in tuc tuc rientrando dalla montagna del Doi Suthep. E la sera in cui, da un piccolissimo negozio del quartiere universitario, ci sono uscita con un sacchetto in mano, con all’interno quella che oggi può sembrare una follia, ma che un giorno può rivelarsi la più grande poesia. Quello che spero, un giorno, possa diventare il mio abito da sposa. Perchè, se mai quel giorno arriverà (ed arriverà) ci si possa ricordare come ci siamo arrivati.

Con follia, forse, ma con tanta tanta poesia.

Prendiamo un aereo, ed ora si decolla verso la capitale.

Bangkok, here we go!

With a Lot of Love - #miljiansgotothailand

With a Lot of Love - #miljiansgotothailand


 

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