Settimana 2 | Bali

BALI, giorno 1 - 11/09/17

Forte. Forte la sensazione appena scesi dall’aereo. Forte il profumo con cui ci siamo svegliati, sotto la nostra capanna di paglia, i rumori. Forte l’atmosfera, forte la luce, forte l’emozione della prima sera, nel piccolo ristorante di fronte all’hotel. Due birre e due cannucce. Mie e Nasi Goreng, i nostri bimbi che mangiano con le mani, i sorrisi delle cameriere, dolcissime. Il più grande benvenuto in un paese magico.

Forte l’impatto appena usciti di casa. Il succo d’ananas e quello al frutto della passione. La strada verso il supermercato, Lia nel marsupio sulla schiena, Teo sulle spalle del suo babbo. Sembra tutto irreale, incredibile, pazzesco. Sembra di essere in un quadro. Di cui abbiamo l’impressione di essere da sempre i pittori.

La visita tradizionale al supermercato. Terima Kasih. Grazie. Compriamo scegliendo solo le marche del posto. E poi le risaie, infinite, immense. Quel posticino in cui ci fermiamo a mangiare. Il grande momento, emozione. Quella musica lenta, calma, che ti mette di buon umore. Lia beve un succo al frutto del dragone, Teo mangia con gusto tutto il riso con le verdure che ha nel piatto, ridono con una bimba indonesiana che salta davanti a loro. Ci sembra di aver vissuto così da sempre. Ci guardiamo attorno. Campi di riso, ovunque. Cappelli a punta che sbucano. Con quella musica. Un grand moment de la vie. Grazie vita, questo primo giorno, è stato una grande emozione. L’Indonesia ci ospiterà per i prossimi 30 giorni, e noi qui stiamo già così bene che ci sembra di essere giusto tornati a casa.

Queste sono le parole che spingevano sulla punta delle mie dita, la prima sera. Rientrati nel nostro bungalow, non ho saputo resistere. Nella penombra della notte, che qui arriva verso le 18, mentre Julien faceva addormentare i bambini, mi sono seduta sulla sedia di vimini del salotto, che altro non è che una veranda all’aperto, vista palme e bambù, e ho cominciato a scrivere.

Le prime impressioni, sono sempre le più immediate, le più vere. Era da tempo che sognavamo questo posto. Che ci immaginavamo a cosa potesse assomigliare.

Sono passati esattamente sei giorni dal nostro atterraggio sull’Isola degli Dei, e mai potrei avere più chiaro in mente perché la si chiama così. Questo posto, é un vero paradiso.

Non amiamo i circuiti turistici. Molto spesso, soprattutto vedendoci viaggiare con bambini, la gente si domanda se siamo pazzi. Non cerchiamo il comfort nel momento della scoperta, noi cerchiamo la vita vera. Al ristorante con menu’ “Western”, preferiamo sempre un foglio di carta con scritti a penna 5 piatti, ma indonesiani. Ci piace scoprire a piedi, camminando, ci piace conoscere la gente del posto, parlare con loro. Capire come vivono, cosa gli piace fare.

Abbiamo cercato di ridurre la lingua inglese al minimo per la comunicazione. Buongiorno e grazie solo in indonesiano. Anche Teo. E detto da lui, peraltro, suona davvero troppo carino.

Ci siamo fatti impregnare dal posto.

Ci siamo voluti a tutti i costi sentire come a casa.

Abbiamo cenato tutte le sere tranne una sempre nello stesso ristorante, in cui peraltro grazie a questo abbiamo guadagnato una nuora. Una meravigliosa ragazza indonesiana con un sorriso dolcissimo di cui Teo si è innamorato e che ha chiamato “Amore”, fino alla stessa sera però, l’unica che abbiamo trascorso altrove, dove è rimasto ipnotizzato da una ballerina di salsa, sempre indonesiana, con cui voleva a tutti i costi ballare e da cui ha ricevuto la prima delusione amorosa (con le lacrime, giuro) non appena lei dopo averlo aspettato ha scelto di ballare con un altro. Nulla, c’est la vie, Teo. Carpe Diem, altrimenti...addio Nini!

Abbiamo, nel frattempo, sviluppato una certa dipendenza da Nasi Goreng.

Dopo una prima giornata alla scoperta di Canggu, la zona in cui abbiamo soggiornato, in un lato talmente privo di turisti da diventare buio e deserto a partire dalle 18.30 del pomeriggio, abbiamo voluto scoprire cosa fosse Seminyak che, per quanto meta fin troppo calpestata, abbiamo trovato davvero interessante. Versione indonesiana on the island di Saint Juan Les Pins, oserei dire. Una miriade di locali, compreso Starbucks (il che, per me, ammetto che non é mai male, ma il caffè balinese è diventato il mio nuovo cappuccino tall con cannella, e ne vado fiera), una valanga di negozi carinissimi delle tipologie più svariate (ma nessun supermercato che venda un solo ciuccio, mannaggia, i bimbi balinesi sono immuni da questa dipendenza, ma i miei  no, e per questo ora l’ultimo ciuccio rimanente - i nostri figli amano giocare a boccie con i ciucci per la strada - è diventato oro), lunghe camminate verso il mare, spiagge con locali carinissimi. Abbiamo percorso km su km, nell’ingenuo tentativo di poter fare tutto a piedi, ovviamente abbandonato la sera, quando per tornare a casa ci volevano almeno 25 minuti di auto, e quindi no way di dare questa responsabilità solo alle nostre povere gambe. Cosa abbiamo usato per muoverci? L’applicazione indonesiana equivalente a Uber, Grab, una vera bomba. I taxisti balinesi tendono a fissare i prezzi un po’ a feeling, un po’ alla “vedo che faccia da occidentale hai e mi faccio due calcoli”. Con Grab, si paga con carta di credito via l’applicazione, la tariffa per il luogo in cui sei diretto è predefinita, nessuna brutta sorpresa, e i conducenti sono pure votati. Insomma, siamo già membri Silver. E’ stata una grande scoperta.

Come richiede ogni gran viaggio, ci vogliono degli imprevisti. Nel nostro caso. Imprevistoni, quando mettono ko due persone su quattro, e le rimanenti incolumi fanno forse 3 anni in due. Dopo una notte insonne senza essere riusciti a respirare, io e Julien ci siamo resi conto che stavamo cominciando ad avere una reazione allergica nei alla paglia/fieno o quel che è con cui era composto il tetto del nostro bungalow. Wow, che super notizia, quando l’intera guesthouse in cui stai soggiornando è fatta solo di bungalow. Naso tappato, mal di testa, testa che scoppia, la giusta vendetta di un autunno che quest’anno non vivremo, con raffreddori annessi (forse). Scopriamo che il tetto del nostro specifico bungalow è appena stato rifatto, ed è quindi molto “fresco”. Ci facciamo spostare in uno più vissuto. Ricominciamo a respirare. Dopo una mattina trascorsa con la testa rimbombante come in un concerto heavy metal, decido che me ne frego di tutto, prendo il mio bambino che nel fare tutto il contrario di quello che va fatto ci sta sempre, e andiamo a farci un bagno in piscina. Non faccio in tempo ad entrare che, slam, mi taglio profondamente un dito con le piastrelle. Bene, bene, bene. Fine corsa. Mi passa decisamente la voglia di fare il bagno. Mi ritrovo improvvisamente con testa rimbombante, naso che gocciola, gola irritata e dito tagliato. Tombola. Ma dai, si potrà essere così a Bali??? No, per l’appunto. Al che decido di dare uno schiaffo al destino, e faccio finta di niente. Il giorno seguente, seppur ondeggiantemente, ci attende la spiaggia.

Optiamo per la spiaggia di Sanur, decisamente meno turistica delle altre. E noi, ovviamente, vogliamo scoprire perché.

Distese di sabbia chiara, affascinanti da morire. Tantissime barche di pescatori coloratissime arenate sulla spiaggia, una dopo l’altra. Un posto magico. E soprattutto deserto. Nessuno nell’acqua, ma una splendida passeggiata dove potersi sedere, tranquilli, e godersi una Bali easy e priva di rumori. Top per le famiglie con i bimbi piccoli, in particolar modo per il lungomare, che permette di potersi muovere con il passeggino. Per quelli che hanno bambini che nel passeggino ci stanno. Teo, appena vista l’acqua, si è fiondato dentro. Due secondi dopo, era già in mutande, tutto bagnato. “Tuffo a bomba”. Niente, é la sua specialità.

Trovato il nostro posto ideale, ci godiamo un cocktail sulla spiaggia guardando il sole tramontare. Davanti a noi, si illumina una scritta a neon appoggiata sull’acqua. “LOVE”. Oh si, questa si che é vita. Tacos in un localino sulla strada principale, prima delusione amorosa sulle note della salsa, e si torna a casa. Ci aspetta una grande esperienza.

Life as full time travellers - Laudry day

Decidiamo di investire un’intera giornata in un vero giro di scoperta. Scarpe comode, zaino in spalla (o Lia, nel mio caso), ad aiutarci è Moony, un balinese dentro e fuori, simpaticissimo, fantastico. Ci porta a visitare le più belle risaie di Bali. Almeno per l’Unesco, che ne ha fatto proprio patrimonio. Jatiluwih rice terraces. Delle colline senza fine interamente coperte da coltivazioni di riso. Irreale. Bellissime. Usciamo dai sentieri più calpestati. Decidiamo di non visitarle dall’alto, come fanno tutti, ma chiediamo di poterci camminare dentro, dal basso delle colline. Con i piedi sporchi di terra, davanti a noi uno dei più bei panorami che abbiamo mai visto. Siamo circondati da un verde incredibile. Attorno a noi si ergono le più belle terrazze di riso di sempre. Moony ha Teo in groppa, Lia cammina nell’erba. E’ magico. E’ incredibile. Siamo senza parole. Ci sciacquiamo i piedi in una sorgente ghiacciata, e poi Moony ci promette un’esperienza fantastica, da non perdere. Un’altra ora di strada in macchina. Destinazione : tempio di Tanah Lot. Arriviamo a pelo. Sono quasi le 18.30. Scendiamo dalla macchina. Moony ci consiglia di fare di fretta, ci dice solo che non ce ne pentiremo. Bambini in spalla, andiamo dritti a destinazione.

Wow. Non avremmo mai creduto di essere accolti da un’atmosfera così.

E’ il tramonto. Il cielo è di un colore indescrivibile. L’atmosfera è talmente forte che la senti entrare nelle ossa. La foto ricordo è di dovere, e i colori sono talmente belli che viene spontaneo chiedersi se non sono dipinti. Il tempio di Tanah Lot è uno dei pochi accessibili esclusivamente dall’acqua. C'è giusto una lingua di terra che lo collega all’isola. Percorrerla é magico. Ci ritroviamo improvvisamente nel buio, il sole é stato finalmente mangiato dalle onde del mare. Viviamo un momento incredibile, basta un’esperienza come questa per farci ricordare la vera, profonda, carnale ragione del lasciare tutto per un simile viaggio. Di spalle all’isola, seduti sulla roccia, abbiamo davanti il più bell’orizzonte di sempre. Impagabile. Impagabile vivere tutto questo, insieme.

La prima settimana indonesiana la ricorderemo per sempre come qualcosa di speciale. Le prime grandi emozioni, i primi equilibri, i primi tentativi di fare nostra la vita dei viaggiatori full time. Viaggiando verso Est, il fuso orario è amico. Nessun incredibile scombussolamento, nemmeno per i bambini, forse andati a letto un’oretta più tardi rispetto al solito per i primi tre giorni, ma poi immediatamente abituatisi ai nuovi ritmi. Idem per il cibo. Lia, beh, Lia è la gourmet della famiglia. Nessun problema con lei, mangia qualsiasi cosa. Lei prova, e se non le piace, riprova, e poi le piace. Voilà. Teo è più difficile, molto più difficile, al punto tale che ci siamo quasi emozionati nel vederlo mangiare le verdure del Nasi Goreng senza alcun minimo segno di esitazione. Ci veniva da piangere. Ad ogni modo, abbiamo intervallato una dieta indonesiana con una dieta più “western”, come viene chiamata qui, ed inoltre, incredibile ma vero, è estremamente semplice trovare nei locali degli spaghetti al ragù, perfino nei warung che sembrerebbero esclusivamente local. L’unica grande complessità? Il movimento. A Bali è raro trovare dei marciapiedi, e questo fa diventare molto difficile lo spostamento con il passeggino. L’abbiamo quindi lasciato a casa quando sapevamo che non saremmo stati fuori a lungo, ma essendo sia Teo che Lia ancora piccoli, non potevamo privare uno dei due del riposo pomeridiano, e quindi l’abbiamo presa con filosofia, ripetendoci come un mantra che non sarebbe stato molto diverso dall’affrontare le buche fiorentine o i ponti veneziani ;-) Con 6 ore di fuso avanti, siamo riusciti ad arrangiarci piuttosto bene anche con i nostri amati Skype e Facetime per sentire i nonni (quando in Europa è mattina presto a Bali è ora di pranzo), e quindi, grande successo!.

Non si mente quando si chiama Bali paradiso. Lo è davvero. Verde incontaminato, risaie infinite, colori ovunque. I balinesi hanno una vita molto semplice, in cui si cucina una sola volta al giorno, solitamente la mattina, e non c'è differenza di dieta tra un pasto all’altro. I doni agli dei, messi fuori da ogni porta, per proteggere la casa. Fiori, tanti fiori. Ogni comodità della città, e a due passi l’atmosfera di campagna. Ma soprattutto lo spirito, l’anima, il sorriso. Si, perché se Bali è un paradiso, non é per il mare o per il verde, ma per la gente. Per i Sama sama (=prego) pronunciati con una voce dolcissima, per il rispetto, per l’apertura, per i sorrisi. Se Bali è un paradiso, lo è perché un paradiso è la sua gente.

E noi, siamo felicissimi di continuare a condividere questi momenti insieme a loro.

Terima Kasih, beautiful Island of Gods.

With a Lot of Love #miljiansgotobali

Qui alcuni link utili:

Sanur: https://www.lonelyplanet.com/indonesia/bali/sanur
Jatiluwih rice fields: https://www.lonelyplanet.com/indonesia/gunung-batukau-area/attractions/jatiluwih-rice-fields/a/poi-sig/1226206/1321457
Seminyak: https://www.lonelyplanet.com/indonesia/seminyak
our sweet little cafe: https://www.instagram.com/warnacafecanggu