Settimana 3 | Bali

Ubud, Bali, superata la soglia delle due settimane di viaggio. Tante cose si possono raccontare al riguardo, ma tutto si ricongiunge in un solo nome. Andy.

Poco meno di un metro e ottanta, capelli scuri, voce ferma e gentile. Una camicia rossa a mezze maniche, pantaloni neri. Lui è in cima alla piramide delle cose da non dimenticare di questa esperienza.

Non scriverò riguardo al casino in cui ci siamo messi.

Non scriverò di come ci siamo sentiti quando ci siamo resi conto che nel portafoglio mancava la nostra unica carta di credito. Non scriverò della sensazione provata quando abbiamo capito che sarebbe stato “galère”, come si dice in francese. Ed io amo questo termine, perché rappresenta perfettamente come ci si sente quando ti trovi davanti ad un problema,non piccolo, non medio, ma gigante. In galera, bloccati. Nemmeno una decina di euro in tasca, ben sufficienti quando sei in coppia, impossibile follia con due bambini. Non scriverò riguardo a quanto è stato difficile riuscire a comunicare con l’Europa quando la distanza ti porta ad avere +6 ore di fuso, quanto è difficile comunicare in generale quando non sei nel tuo paese. A 13000 km da casa. Non scriverò riguardo alla nostra faccia quando al primo sportello di una banca ci hanno detto che probabilmente la nostra carta era stata automaticamente distrutta dalla macchina di prelievo, quando al secondo sportello, dopo nostre attentissime preghiere promettendo al cielo che saremmo diventati bravi ragazzi per sempre, ci hanno detto che della nostra carta non c’era traccia, quando al terzo ci hanno detto che non avrebbero potuto aiutarci, e quando, dopo una corsa in taxi contro il tempo nell’ultima ora disponibile prima dell’inizio del weekend, il quarto sportello, quello della nostra stessa banca, l’abbiamo trovato chiuso. Non scriverò della maniera in cui quel quarto sportello, invece, l’abbiamo fatto riaprire. No, quello, è meglio non scriverlo. Meglio non parlare di cosa possono fare due genitori disperati di fronte ad una forte, incombente, necessità.

Ma scriverò di lui, Andy. Della maniera in cui si è avvicinato a noi. E posatissimo (al contrario nostro, sudati, disperati, con le occhiaie, bianchi, appena usciti dalla più grande scena mai orchestrata nella nostra vita), ci ha offerto il suo aiuto. La banca non poteva fare niente per noi, gli orari imposti del business sono più forti delle necessità dei clienti fuori tempo. Ma lui si, lui poteva.

Andy, senza conoscerci, ci ha spiegato che era desolato, nessun aiuto sarebbe stato possibile fino alla settimana seguente. Nessun aiuto, tranne il suo. Andy, poco meno di un metro e ottanta, capelli scuri, voce ferma e gentile, si è offerto di darci i suoi soldi. Senza conoscerci, se non in uno dei nostri peggiori momenti. Andy voleva aprire il suo stesso portafoglio, per aiutare noi, poveri scemi. Andy ci offriva il suo aiuto senza avere certezze, solo la promessa che saremmo tornati a restituire quanto ci veniva prestato, quando avremmo risolto. Shock. Non sapevamo come ringraziarlo. Senza parole. Andy ci ha lasciato il suo numero di telefono facendosi promettere che l’avremmo chiamato nel caso in cui avessimo avuto bisogno di aiuto. Nel caso in cui quel piano B che nel frattempo avevamo trovato non avesse funzionato. E poi, così, ci siamo salutati, prendendo strade opposte, dopo aver vissuto un grande schiaffo umano. Andy.

Matrimonio nel centro di Ubud

Lo sposo

Grazie super Bugaboo + pedana per essere nostro insostituibile compagno di viaggio <3

Teo Miljian in una delle sue attività preferite

Teo Miljian in una delle sue attività preferite n°2

Ah chi c'é! Sembra di vedere un Babbo J li' :)

Ubud Water Palace

La nostra seconda settimana di viaggio sono stati loro. Gli incontri.

Sebastian, amico d’infanzia di Julien. I ricordi di quando insieme suonavano chitarra e batteria nella periferia parigina. Ritrovarsi dopo più di 10 anni, in un buffet vegano in piena Ubud, entrambi dopo aver deciso di lasciare tutto per inseguire un viaggio del mondo. Anche per Seb e Jeanne, la sua ragazza,  l’Indonesia ha avuto il sopravvento su ogni altra destinazione nella scelta della prima tappa. Con loro un meraviglioso pomeriggio trascorso nella Monkey Forest.

Rika, la ragazza indonesiana con gli occhi più grandi mai visti, incontrata durante una nostra visita rubata in un vero mercato balinese. Scovato casualmente sul percorso verso il Tempio Tirta Empul, immediatamente stoppata la macchina, per fiondarci dentro. Nessun altro occidentale, qualche parola in uno pseudo inglese. Ma niente ci ha impedito di parlare con loro, quelle donne, sedute sui loro sgabelli davanti alle loro botteghe. Frutta, verdura, tessuti, intente a ridere, o a cucinare tra loro. Come Rika. Niente fa sorridere i balinesi più dei bimbi piccoli. Quando poi sono due, improvvisamente si diventa grandi amici.

E poi la gente di cui non conosciamo il nome, ma che ha segnato il cammino.

La signora che ci ha venduto i nostri primi sarong all’ingresso del mercato nel centro di Ubud. Grasse risate quando Julien ha risposto alla sua proposta di prezzo con un “Are you ready to hear my proposition, now?”. Avremo pur contrattato bene, ma alla fine di sarong a lei ne abbiamo comprati due.

Gli sposi. Due ragazzi giovanissimi portati in trionfo sulle strade del centro storico di Ubud. Elegantissimi, come i loro invitati. (il vestito indonesiano per le cerimonie resta ancora un mio sogno fantasma).

Rathma. Lei, con cui abbiamo avuto un gran colpo di fulmine appena incontrata. Sulla piazza del Bintang Supermarket, giusto dietro al nostro appartamento. Un foulard rigirato sulla testa, per attutire il peso delle nostre valigie, che ci ha aiutato a portare in casa, sulla sua testa. Quando si dice che è tutta una questione di equilibrio. Un’energia positiva da morire che ci ha subito contagiato. Un sorriso elegante e posato, di quelli che fanno bene.

Lui. L’uomo che ballava sul fuoco durante lo spettacolo a cui abbiamo assistito quella sera in cui abbiamo deciso di uscire a festeggiare. Lui, che ha portato Teo a ripetere incessantemente: “Mamma, lui male piedi!”. Per non parlare di quando il fuoco è stato installato sul palco. “Mamma, pollo?” “Ahah. No, Teo.” “Mamma, cucinare pasta?”. Ahaha. Uno spettacolo tradizionale visto da un bambino, ancora convinto che gli attori fossero vestiti da zebre.

Ogni sera gli ho chiesto le stesse cose. 5 domande.

Teo, il tuo piatto preferito? Nulla, il cibo italiano ha ancora il sopravvento su quello asiatico. Pasta al tonno. Polpette nonna. Per ora nulla li batte.

Cosa ti piace bere di più? Acqua!

Il tuo animale preferito? Gazzella, Leooooone. (verso annesso) Vero che qui a parte scimmie e galline di altri per ora non ne abbiamo visti. (si, dimenticavo. Insetti, geki giganti, e un serpente. ma non devo ripensarci).

Il tuo colore preferito? Blu. Convinto. Sempre.

Il tuo posto preferito? Siamo passati da un generico Bali ad un “Foresta Scimmie”. Direi che seppur io in quella visita non abbia dimostrato il massimo del mio carattere (le scimmie sono completamente libere, ci si cammina insieme, e se qualcosa non gli quadra si dimostrano non troppo amichevoli, ho sognato uscirci dal momento in cui ci sono entrata), a Teo è garbato parecchio. No fear.

Gli abbiamo comprato un quaderno in cui possa disegnare, di modo tale da non perdere un suo solo disegno, e conservarli per sempre. Quel quaderno è per me ora un grande tesoro.

Dice ancora “Wow” quando gli svuotiamo per terra il loro solo e unico zainetto con i giocattoli. La maniera in cui si stanno adattando i bimbi mi stupisce ogni giorno di più.Meglio di noi, buon vecchi adulti. Di certo.

I risvegli nella nostra casa Homeaway, immersa tra le risaie. I pancakes alla banana. I biscotti alla fragola. Il piacere di alzarsi la mattina ed avere una meravigliosa piscina davanti, tra i bambù e le palme. Grande coup de foudre per il terrazzino al primo piano, con una piccola scrivania. Il piacere di trovarsi in una casa.

La sera non siamo mai usciti, e abbiamo cercato di ritrovare quell’abitudine che tanto ci piaceva nella nostra Firenze. Nei supermercati la pasta non manca mai, e così abbiamo concluso le nostre serate davanti ad un buon piatto di penne o fusilli, seppur a 13000 km di distanza da dove eravamo soliti farlo.

Ogni tanto ci pensiamo. A casa, a Firenze. E’ forse la parte più impegnativa del viaggio. Realizzare che il momento in cui ci diciamo “Ok, adesso possiamo tornare”, non arriverà mai. Due settimane sono ancora troppo poche per realizzare. Per ora, l’addio a Firenze, resta una ferita aperta. Personalmente, penso mi ci vorrà del tempo per cicatrizzarla. Quando su Instagram il mio occhio cade su delle immagini di Lei, scorro veloce. Non voglio vederla. Per ora. Non ci siamo mai pentiti della nostra scelta. Ma Lei è Lei, e sappiamo che non ci torneremo più se non da viaggiatori. Lei ci ha fatto incontrare. Lei è troppo importante. Ma sappiamo che Lei c’è. Vive nei nostri ricordi. Ed è stato anche grazie a Lei se siamo arrivati a fare la nostra grande scelta. Lei è la nostra grande amica, il sospiro di sollievo.

Rika <3

Il miglior ricordo

Puri Saren Agung, Pura Taman Saraswati. I km percorsi tra le vie del centro, cercando di allontanarsi il più possibile da un circuito turistico preimpostato. Anche per i prezzi, che salgono vertiginosamente in quei posti esclusivamente concepiti per i turisti occidentali. Se la scorsa settimana si trovava un Nasi Goreng per 25.000 rupie (l'equivalente di 1 euro e 50 centesimi), nel centro di Ubud difficilmente si va sotto le 60.000. Starbucks. Ristoranti stilosi che si potrebbero senza sforzo ritrovare a Camden Town. Chiediamo ai balinesi, loro nel centro di Ubud non ci vengono mai. Ma basta allontanarsi a 5 minuti di macchina per ritrovarsi nel vero paradiso, per capire davvero quella che era Bali fino a qualche anno fa, prima dell’intensa ondata turistica. Che comunque ai Balinesi fa piacere, da buon popolo pacifico. “Oh, we don’t care, if people respects our culture”. Oh, non c’è problema per noi, se la gente rispetta la nostra cultura. Alla fine il turismo porta lavoro, lavoro porta soldi. E nessuno può capirlo meglio di un'italiana e un parigino. (no, non è una barzelletta). E così, ecco la perfetta ricetta per una sana condivisione. Ma per vedere a cosa assomiglia la vera vita balinese, bisogna andare nei mercati alimentari la notte, dove loro si ritrovano davanti ad un buon Nasi Campur.

Bambine del mondo 1

Bambine del mondo 2

Bambine del mondo 3

Due biondi in uno scatto

Le risaie di Tegallalang. Che abbiamo trovato davvero senza fiato. Turistiche, forse? Si, senza dubbio, ma chissenefrega quando la bellezza è disarmante.E poi il grande momento della settimana. Tempio Tirta Empul. Ore 12 di un nuvoloso giovedì. Donne, uomini, famiglie intere con bambini si immergono nelle vasche di quell’acqua santa in cui ci si purifica dai peccati. Rito induista, che vuole la purificazione attraverso 30 fontane . Non avevamo previsto di entrarci anche noi. Ma va colto l’attimo. Vestita del sarong preso a noleggio all’ingresso, entro nell’acqua insieme a Teo. Dietro di me, altre due mamme con i loro bambini. Senza parlarci, ci sorridiamo e ridiamo durante tutta l’attesa al nostro turno. I nostri bimbi, seppur nati in due parti opposte del mondo, hanno esattamente la stessa reazione. Aggrappati al collo, si stringono alle loro mamme nel tentativo di evitare al massimo la temperatura dell’acqua. Non esistono distanze davanti all’acqua fredda, che però’ diventa improvvisamente calda appena si resta in attesa. Sarà la misticità del luogo, ma sembra davvero una magia. Da fuori la vasca, ci guardano e aspettano Babbo e Lia, che ogni volta che riesce a scovarci con lo sguardo ride e ci fa ciao con la mano. E’ un momento incredibile. Si percepisce sulla pelle la straordinarietà del posto. Arriva il nostro turno.

Concludo l’articolo di questa settimana così. Pensando a quel momento. Pensando alla grande occasione vissuta. Pensando alla sensazione di quell’acqua sulla mia testa, mentre avevo il mio bambino attaccato al collo. Mi giro, mia figlia mi sorride, con quei due soli denti, minuscoli. Julien scatta. La mamma dietro di me sorride insieme a me guardando Lia, guardando Teo. “They are your babies?” Si, sono i miei bambini. Si. E’ tutto vero.Rimetto la testa sotto la fontana. L’acqua è calda.

Teo Miljian, bagno in piscina finito ;-)

Tegallalang

Nap with view 1

Nap with view 2

Love <3

With a Lot of Love. #miljiansgotobali

Ecco qui alcuni link utili :

La nostra casa Home Away https://www.homeaway.it/affitto-vacanze/p3530836

su homeaway.it ne trovate tantissime e per tutti i budget!

Ubud : https://www.lonelyplanet.com/indonesia/bali/ubud

Monkey Forest : https://www.monkeyforestubud.com/

Tempio Tirta Empul : http://discoveryourindonesia.com/tirta-empul-bali/

Kecak Fire & Trance Dance Pura Batu Karu : https://www.tripadvisor.com/Attraction_Review-g297701-d7194867-Reviews-Kecak_Fire_Trance_Dance_Pura_Batu_Karu-Ubud_Bali.html

Risaie Tegallalang : https://www.lonelyplanet.com/indonesia/tegallalang