Hoi An. Vietnam. Nella città delle lanterne.

Era sera quando, seduta sulle scale del nostro albergo, di rientro da una giornata pazzesca, scrissi questo testo. Il nostro diario di viaggio su Hoi An, non poteva che cominciare così.

"3 anni fa, quando venimmo ad Hoi An, ero incinta. Di soli due mesi. Non c’era ancora pancia, nessun segno evidente, eravamo ancora in quel momento in cui che saremmo diventati tre non lo si poteva capire mentre camminavamo per strada, e noi stessi non sapevamo cosa volesse dire.

Ci fermammo a pranzo in un caffè.

C’era una donna incinta, come me, ma di 8 mesi. Ci rimase impressa, perchè all’epoca ancora non sapevamo cosa volesse dire, e magari, inconsciamente, cercavamo segni che ci togliessero i dubbi, e ci conducessero sulla strada di capire cosa saremmo diventati, con quella curiosità un po’ particolare che solo una coppia in via di quell’importante cambiamento può capire.

Oggi siamo tornati nello stesso caffè, abbiamo chiesto di lei. L’abbiamo rincontrata. Sta bene, e ha due bimbi. Una dell’età di Teo, ed uno esattamente dell’età di Lia.

Sliding Doors.

Vorrei solo tornare dalla me dell’epoca, entrare in quel caffè, strizzarmi l’occhio, e poi dirmi : « Ehi stai tranquilla, andrà tutto bene. Sarà una dura prova, sarà un lavoro costante, sarà intenso, pazzo, ma avranno dei capelli riccioli biondi, e anche se perderai il diritto di mangiare un’intera brioche senza dargliene la metà, avrai guadagnato il diritto di baciarli sulla fronte mentre dormono. E sarà bellissimo».

Giorno 92.Hoi An, Vietnam. Oggi, in quel caffè, ci siamo tornati con i nostri figli."

Per la prima volta dall’inizio del nostro viaggio, siamo tornati in un posto che già conoscevamo. Ma con i nostri bambini.

E’ stato un po’ come tornare a casa. Quella sensazione di un non so che di familiare, nonostante magari in quella via, davanti a quel caffè, ci passammo davanti un solo istante.

Lietta Miljian, 1 anno e due mesi di età.

Pizza time a bordo piscina.

Davanti allo stesso portone, gli scattai una foto, tre anni fa. All'epoca aveva il privilegio di stare fermo senza che nessuno gli saltasse addosso, oggi ha il privolegio immenso di non avere più questo privilegio.

Nel nostro viaggio vietnamita risalente a tre anni fa Hoi An aveva avuto un ruolo fondamentale. Ad Hoi An fu scattata una delle nostre foto preferite, di quelle storiche, facente parte fin dal suo principio della parete di quadretti di cui era ricoperta la nostra cucina, nella cara buon vecchia Firenze.

Era una mattina, faceva molto caldo. Sul percorso verso la città vecchia ci eravamo imbattuti in un tempio, eravamo entrati a pregare. C’eravamo solo noi. Era una via periferica, poco calpestata. Julien mi scatto’ una foto mentre ero seduta, di spalle, all’interno del tempio. All’epoca la nominai “Prego per t(r)e”. Ogni mio pensiero andava li’. Inevitabilmente, costantemente.

Hoi An è una piccola città vicino a Da Nang, dove si trova l’aeroporto. Ci vuole un’oretta di strada per raggiungere la Old City, patrimonio Unesco.

Arriviamo in città nella prima serata, quando comincia a fare buio, e quando questa città raggiunge il massimo del suo potenziale, per una principale ragione.

Hoi An è la città delle lanterne. La Old City ne è tempestata. Di giorno fanno colore, di notte sembra di vivere in un film. E’ veramente suggestivo.

Impossibile non acquistarne una ricordo al night market, lungo il fiume. E’ talmente impossibile che noi non l’abbiamo fatto. Ne avevamo acquistata una in compenso tre anni fa. Piccolissima. Perchè se questa volta viaggiamo solo con due valigie, la scorsa avevamo solo un piccolo zainetto. Nel tentativo di montarla, una volta rientrati a Parigi, la rompemmo. Fu così che rimase sempre così, rotta, appoggiata al pavimento del salotto, di sbieco. Troppo piena di storia per poterla rimpiazzare, pensai io. Appena Miki se ne dimentica la butto via, penso’ Julien. ;-)

Sono ossessionata dai loro capelli.

I capelli di Lietta.

I capelli di Teo.

E l'irrefrenabile voglia di toccare.

Aggiornamento. Teo ha giocato a basket a Hoi An.

Ed è stato felicissimo.

Le ragazze e il ponte.

Hoi An è la sua atmosfera. Estremamente, profondamente, romantica, da sembrare a tratti irreale. Il suo fiume è la vera cartolina che ci si porta a casa. Sulle due rive, sono gli immobili di eredità coloniale che attirano lo sguardo. Il giallo è il colore, forte, con i balconi di legno scuro da cui pendono le lanterne. La notte sembra incantata.

Hoi An sono le sue strade strette, a misura d’uomo, che si visitano a piedi, schivando i tuc tuc. Il mercato, una bomba di colore. L’ho filmato e condiviso ogni volta che ci sono passata davanti, perchè rappresenta la quintessenza del Vietnam che piace a noi. Fatto di donne attente, di cappelli a punta, di frutta esotica.

SUUUUUPER LIETTA!

Oh, quei cappelli.

Ci facciamo strada tra la folla e tra il rumore, tra i cesti di durian, i sorrisi importanti alla bimba che porto sulle spalle, nel continuo tentativo di toccarle una gamba, un braccio, i capelli, troppo biondi, come quelli di suo fratello, per non richiamare l’attenzione. Le anziane signore segnate dalle rughe che parlano di storia ci fermano ogni cinque metri, per invitarci sulla loro barca, per venderci le loro lanterne di carta, da lasciare galleggianti nel fiume.

Ogni giorno ci siamo chiesti a cosa debba assomigliare vivere qui, in questa capanna di vetro separata dal Vietnam dei clacson e dello smog, a qualche chilometro dal mare, fatto di sabbia bianca e di spiagge da sogno, ancora deserte, a poco a poco sempre più colonizzate dal business dei resort di lusso. Onorati di aver conosciuto questo Vietnam ancora parzialmente vergine. Ancora fatto di campagne dove fare passeggiate in bicicletta, di pagode rosse, che ci ricordano quanto la Cina sia così vicina, di donne combattenti piegate sulle loro gambe, con la colonna vertebrale innaturalmente distorta, perchè hanno fatto del riso la loro vita.

Vita da Tuc Tuc.

Una mattina ricevo un messaggio di una ragazza di Da Nang, che ci segue dall’inizio del nostro viaggio. Mi si illuminano gli occhi, non perdo l’occasione, le chiedo di incontrarci. Ci ritroviamo alle 14 in uno dei nostri locali preferiti, in cui ogni giorno abbiamo bevuto un buon caffè vietnamita, quello servito direttamente con il suo filtro metallico a goccia, dalla consistenza quasi liquorosa, da bere con il suo latte condensato, caldo o freddo. Passiamo un intero pomeriggio insieme. Con lei il marito e la bimba di 11 mesi. Non so come abbiamo fatto. Non possiamo comunicare, se non attraverso Google Translate. Il loro inglese con accento vietnamita si incontra al nostro creando una danza di suoni da cui non se ne esce se non con qualche risata, che rimette sempre tutto nel giusto spirito. Lei si presenta con un grande sorriso, la bimba è vestita con un abito da cerimonia, ci sentiamo onorati che ci consacri parte del suo tempo, e che abbia sentito l’esigenza di mettersi in ghingeri. Il marito è fotografo di matrimoni, ci mostra il suo lavoro, è veramente bravo. Chiaccheriamo.

Quando i bambini cominciano a dimostrare insofferenza a restare al chiuso (i nostri, più che altro, ancora una volta facendo prova della più profonda anarchia che regna in loro - non chiedete da chi hanno preso), facciamo una passeggiata insieme, approfittando del primo vero reale giorno di bel tempo. L’ultimo, ovviamente. Abbiamo uno splendido ricordo insieme davanti ad un muro giallo lavato del tempo, tipico di Hoi An. Lia si innamora della bimba, che cerca continuamente di abbracciare e baciare con quella enfasi che ha imparato da suo fratello. La bimba si innamora un po’ meno di Lia, da cui scappa per paura di ricevere un altro affettuosissimo abbraccio. Ci salutiamo felicissimi di esserci conosciuti. E’ stata una vera esperienza, come piace a noi, come la cerchiamo noi. La gente.

La nostra Hoi An si conclude con un grande momento. Al tramonto ci aspetta una barca attraccata. Saliamo. Si accende il motore. Oh, quel motore. Oh, il suo rumore. Partiamo.

Il sole cala dietro alle nostre teste, andandosi a nascondere tra le palme.

Il ragazzo che ci accompagna ci scatta una foto, che immediatamente scala la classifica delle nostre preferite, finendo in prima posizione. Restiamo a prua, in prima fila, da dove tutto è sempre più bello.

Salutiamo Hoi An nella più magica delle maniere, nel momento in cui è vestita del suo abito più bello.

Grazie al nostro conducente di barca per averci scattato queste foto. Te ne siamo grati. Peace.

In un grande abbraccio.

Love.

Direzione My Son.

Tra i ricordi Cham.

Non so cosa avesse trovato, ma so che ha certamente tentato di metterlo in bocca.

Quattro anni fa fu proprio qui che comprammo il primo regalo per il bambino che sapevamo di aspettare, di cui ancora non sapevamo il sesso. Era un cappello a punta, nella sua taglia più piccola. Lo appoggiammo sulla scrivania di ogni nostra stanza d’albergo. Il nostro vero ricordo di viaggio.

Abbiamo aspettato di essere ad Hoi An per farlo.

Hoi An 2017. Di cappelli a punta, nelle loro taglie più piccole, ne abbiamo comprati due.

With a Lot of Love - #miljiansgotovietnam

 
 

 
 

MILJIAN SELECTION

 

EXPERIENCE

ANANTARA HOI AN RESORT

Ad Hoi An siamo stati ospiti dell’Anantara Hoi An resort, una perla che si affaccia direttamente sul fiume Hoai e che ci ha regalato alcune tra le più belle immagini di un Vietnam che fa sognare. Dalla colazione in terrazza, con il suono del motore delle barche, un quadro perfetto dell’Indocina charmante. Alla piscina con vista. Allo spettacolo di danza e musica di un gruppo di bambini vestiti in abiti tradizionali a cui Teo si è aggregato senza paura con tanto di copricapo in testa. Ha dato una vera svolta al nostro soggiorno, non solo perchè i bambini avevano un loro santissimo letto (cosa rarissima durante questo viaggio, in cui ci siamo perfino ritrovati in quattro su un solo materasso, ed io ho provato le brezza di dormire sul fondo di un letto in orizzontale), perchè la vasca della camera era talmente da sogno che Teo l’ha perfino chiamata piscina, ma in particolar modo per il servizio, la posizione e l’atmosfera, esattamente quella che serve per vivere un viaggio da sogno.

Grazie ancora ad Anantara Hoi An Resort per questa bellissima esperienza, respirando il giusto Vietnam.

  • Mango rooms ottima cucina fatta di vera ricerca, dove la passione dello chef si sente in ogni dettaglio dei suoi piatti

  • Caphe Cong il nostro caffè preferito

  • Morning Glory la perfetta combinazione tra rispetto della tradizione e apertura al mondo moderno. Uno dei nostri ristoranti preferiti.

  • Escursione a My Son Patrimonio Unesco. Ciò che resta del sito di templi indu costruiti tra il 4to e il 14mo secolo dal regno dei Champa e dedicati a Shiva. Sicuramente non all’altezza del cugino Angkor Wat, ma vale una mezza giornata di escursione.

 

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