Hong Kong

Arriviamo ad Hong Kong la sera tardi. Fuori piove, abbiamo ufficialmente salutato il caldo vietnamita. Usciti dall'aeroporto, abbiamo già a portata di mano la prima giacca. Saliamo su un taxi. Una macchina larga, dallo specchietto retrovisore pendono dei tipici portafortuna cinesi. "Central, please". La casa del nostro primo step ad Hong Kong l'abbiamo scelta perfettamente in centro, a due passi da Queen's Road. Ci avviciniamo alla città. Dalle reti stradali intrecciate e sopraelevate su cui ci troviamo riusciamo ad avere una panoramica su quello che ci aspetta. Abbiamo il naso incollato al finestrino del taxi, guardando verso l'alto. Wow, è incredibile. Miljian, benvenuti ad Hong Kong.

Arriviamo ad Hong Kong che in città ci sono 8 gradi. Appena lasciati i 33 della nostra amata Ho Chi Minh, ci ritroviamo a capofitto in un inverno che non abbiamo ancora vissuto e per cui non siamo affatto equipaggiati. Io e Babbo J resteremo per dei giorni in ciabatte. Siamo ufficialmente promotori del movimento "Il freddo ai piedi non esiste". E ci farà sempre ridere rivedere le nostre foto con cappotto e sandali.

Hong Kong è una città che non può lasciare indifferenti. Un forte lato occidentale, cosmopolita, fatto di palazzi altissimi, locali, boutiques, e centri d’affari. Una forte personalità asiatica, le insegne a neon a caratteri cinesi, il fumo che sale dalle spirali d’incenso nei templi taoisti, il tai chi. Hong Kong non è una città che può lasciare indifferenti perchè i suoi due lati non sono un puzzle ad incastro perfetto. Il contrasto è forte, ed è questo che fa di Hong Kong una delle mete più interessanti dell’intera Asia. Ti travolge, ma lasciandoti il tuo spazio. Due soli piccoli occhi puntati verso la cima dei palazzi, nella confusione di insegne, auto, mercati e palazzi.

La nostra casa è in una via stretta, dalle nostre finestre riusciamo a vedere l'interno degli appartamenti di fronte. Qui nessuna terrazza, e gli immobili sono talmente alti e stretti che a volte ci chiediamo perfino come facciano a stare così dritti, fermi, imponenti su queste vie strette, che sembrano vivere una realtà diversa da quella dei piani alti.

Abbiamo scelto Hong Kong come meta all'ultimo minuto. Avevamo previsto di andare in Cina, le complicazioni del visto ci hanno fatto cambiare idea. Seduti sul letto ancora disfatto, una mattina, nel nostro albergo ad Ho Chi Minh : "Allora, dove andiamo?". Con due dita zoomiamo la cartina di Google Map, focalizzandoci sul Sud Est Asiatico. Cambogia? Laos? Oppure Taiwan? Volevamo finire il primo step del nostro viaggio con una meta diversa da quelle che avevamo vissuto negli ultimi 5 mesi. Poi eccola lì, apparire grazie allo zoom, lei, che si presentava così semplice, senza problemi di visto, così incredibilmente urbana pur mantenendo quel concreto lato asiatico qui nous parle toujours. Era deciso. Era Hong Kong. 

Si preparano le valigie. Si prenota l'ennesimo aereo. Si prendono un paio d'appunti. E siamo pronti.

La vista dal Kowloon Public Pier, dove si arriva prendendo il famoso Star Ferry

Adoro questa immagine. Ma mi ricorderà per sempre che esattamente cinque minuti prima di scattarla ho irreparabilmente formattato la memory card della macchina fotografica, perdendo tutte le foto della mattina. Penso di essere stata con le mani nei capelli per dieci minuti. Ma Julien mi ha subito perdonata :-)

Starbucks è il nostro valido alleato post notti intense di lavoro - post bambini che vogliono il latte con i cereali alle 7 della mattina (inconsapevoli delle intense notti di lavoro) - post memory card formattate - post nulla se non il mio completo ed immotivato amore per il camminare per strada con il bicchiere in cartone take away

Hong Kong è una città estremamente sicura, pulita ed organizzata. Per chi cede al fascino del grattacielo e dello skyline da paura (come noi) è una delle mete da sogno. Lo Star Ferry, il traghetto conosciuto come uno dei più incredibili del mondo (costa poco, e ciò che offre è molto) è un must to do della città. Decidiamo di prenderlo già il secondo giorno, per raggiungere la parte nord della città, quella attaccata alla Cina, dove si trova Kowloon e la nostra preferita Mong Kok. Lasciamo così Hong Kong Island alle nostre spalle, e con un quarto d'ora di traghetto raggiungiamo la parte più eclettica della città. Se a Central si può spesso avere l'impressione di essere in occidente, A Kowloon la vicinanza alla Cina è palpabile.

Babbo J aka Bruce Lee. Complimenti per il salto.

All'Hong Kong Science Museum, uno dei posti che ai bambini è piaciuto di più. E da cui infatti non volevano più andare via.

La quintessenza del Babbo moderno. Una delle mie foto preferite.

Ad Hong Kong ho sviluppato un'intens(issi)a passione per i supermercati. Viaggiare scegliendo di stare in appartamento permette di ricrearsi delle abitudini fatte di colazione-pranzo-cena in cui ci si preparai propri piatti. Era da talmente tanto che non provavamo questa sensazione, fino a questo momento siamo per lo più stati in strutture alberghiere. Riproviamo il gusto del cucinarci un piatto di pasta la sera, di rientro da una giornata intensa. Riproviamo il piacere della colazione insieme la mattina, giusto con un caffè e un paio di biscotti. E sopratutto riproviamo quel senso di libertà del comprare al supermercato ciò che si cucinerà la sera, scegliendo ciò che si mangerà. Quando si è perennemente in viaggio, questo non è scontato. Ad Hong Kong ci siamo risentiti a "casa", arredando perfino il nostro oappartemento Airbnb con le nostre lucine.

Lietta all'Hong Kong Park

Mentre eravamo al Parco siamo stati invasi da una scolaresca. Si è subito riconosciuto come uno di loro, si è tuffato a bomba. Teo Miljian, il bambino del mondo. Quando i bambini hanno ripreso lo zaino per tornare a scuola, lui si è messo in fila indiana insieme a loro e ci ha detto "Ciao Ciao". Appunto.

Hong Kong è divisa in varie aree. Quella principale, il centro delle attività e degli affari, è Central. Grattacieli, commerci, boutiques. E' qui che si stabilirono gli inglesi nel 1842 quando, con il trattato di Nanchino, ottenerono la sovranità sulla città, ma di questo periodo non rimane quasi più nulla. Oggi Central è vialoni circondati da palazzi altissimi in cui il commercio è il re, zone di locali alla moda, e piccole viette di salite e discese in cui si riesce a percepire bene l'anima della città. Svetta sull'intero quartiere l'IFC Mall, un immenso centro commerciale che nasconde però una piccola sorpresa. Il suo Roof Garden al Level 4 è di libero accesso, e permette una pausa pranzo free of charge con uno skyline incredibile sulla città. E' all'IFC Mall che Teo ha comprato il suo primo giornale di basket. Da quel momento Teo non ha mai più camminato guardando la strada. Il suo giornale è diventato il suo primo pensiero ogni mattina appena sveglio. Fino al giorno in cui non è miseramente caduto nelle mani di Terminator Lia. Rip giornale di basket dell'IFC Mall. Sei stato tanto amato.

Il quartiere di Soho è uno dei migliori per divertirsi la sera. Sheung Wan è invece uno dei nostri preferiti. La sue viuzze colme di boutique in cui trovare ginseng, erbe, pesce fritto, la sua atmosfera che rimanda alla Cina tradizionale, Hollywood Road, con i suoi negozi di antiquariato (per questo la via è chiamata anche Antique Street). Il nostro secondo appartamento si troverà proprio qui. Ogni mattina facciamo colazione guardando lo spettacolo attraverso la piccola finestra della cucina, proprio dietro il lavandino. La piccola finestra dà su Ladder Street, una delle vie più fotografate di Hong Kong, piena di charme, stretta, in salita. Questa è Hong Kong.

Ho adorato fotografarli ogni mattina appena svegli. E' la prima volta che hanno dormito insieme in un letto matrimoniale. Io e Babbo J gli abbiamo lasciato il letto principale, e noi abbiamo dormito sul divano letto del salotto. Si sono addormentati ogni sera vicinissimi, abbracciati. Li abbiamo ritrovati ogni mattina nel lato opposto a quello in cui li avevamo lasciati.Il perché, sarà per sempre un mistero.

Sull'autobus a due piani, direzione Choi Hung Estate.

Coucou Teo! <3

Su questo autobus, pochi minuti prima di questa immagine, ho scattato una delle nostre foto preferite di sempre, di quelle intense. Vederne il risultato è stato talmente forte per me, mi ha parlato talmente tanto dell'esperienza incredibile che viviamo insieme, degli occhi dei miei figli, della bomba di colori quotidiana, della passione, della trasgressione, della forza che questo ha dentro di noi, che ho fatto fatica a condividerlo. Volevo tenerlo per me. Poi, l'ispirazione. Quella foto, è la prima che si vede in questo articolo. E sarà la prima che gli mostrerò, una volta grande, quando mi chiederà : "Mamma, ma noi siamo stati ad Hong Kong?"

Lei <3

Choi Hung Estate. Mamma, Lia, un pallone da basket. Girl Power.

Nella patria degli instagrammers che vengono qui solo per scattarsi una foto senza neanche toccare un pallone da basket, siamo fieri di comunicare non solo che Teo, qui, a basket, ci ha giocato davvero. Ma che ha pure trovato il suo compagno di squadra. Lui, signor Nonpossiamocapirciperchènonparlainglese. Voleva solo fare quattro tiri a canestro. Ma poi arrivò Teo. Fine della storia.

Attraversiamo Victoria Harbour. Mong Kok è probabilmente una delle zone a più alta densità abitativa dell'intero pianeta. 130000 abitanti per chilometro quadrato. La quantità di informazioni visive è allucinante. Insegne lampeggianti e colorate appese a qualsiasi angolo dei palazzi, building altissimi con impianti di ventilazione perfettamente simmetrici esposti accanto alle enormi finestre composte da due, tre, quattro vetri, vestiti stesi sui cavi, cartelloni pubblicitari. La gente attraversa le strade in massa, il traffico è congestionato, congestionante. Wow. E' colpo di fulmine. Come una matta continuo a scattare foto a raffica. Per me, amante delle informazioni presenti sulle immagini, è un paradiso. Troviamo un piccolo locale in cui mangiare dei veri Dim Sum. Aspettiamo in coda. Nessuna cortesia. I clienti vengono infilati in un piccolo locale in maniera ritmica, ripetitiva. Mangi e poi te ne vai. E' il Dim Sum più buono che abbiamo mai mangiato. I bambini divorano i ravioli. (Lia non fa testo, ma che l'abbia fatto Teo, chef stellato come gli sceriffi, è significativo).

Mong Kok è praticamente un enorme mercato a cielo aperto. Fa Yuen Street è la via delle sneakers (ma nonostante tutto Julien non abbandona i suoi sandali, da buon gladiatore ;-) ). Poi c'è il Ladies Night Market, dove compriamo a Teo i suoi primi personaggi di basket, il Flower Market e il Bird Market.

Grande fan. Punto.

Teo Miljian, quasi tre anni. Incredibile amante del basket.

La sera a Mong Kok.

Non ditelo a nessuno, ma abbiamo trascorso una serata nel locale segreto di Harry Potter. ;-) La strada per trovarlo è già una grande esperienza. Abbiamo bevuto una Burro Birra (oddio, in realtà ne abbiamo lasciata la metà perché era al caramello). E abbiamo fatto scomparire con una  bacchetta le lenti dagli occhiali. Zac.

Aneddoto : dalla sera in cui, ignara di ciò che poteva comportare, gli mostrai "Harry Potter e la pietra filosofale", Babbo J è diventato grande fan dell'intera saga, al punto tale da essere uno dei primi a comprarsi il libro (praticamente un'enciclopedia) "Harry Potter e i Doni della Morte". Quando ero incinta di Teo, abbiamo consumato il cofanetto collector vedendo tutti gli episodi ogni singola settimana. Ogni singola settimana. Quando Teo è nato, per paura di turbarlo con le scene più "black", si è autoimposto di disintossicarsi, smettendola di guardare Harry Potter ad ogni buona occasione. Ancora oggi ci soffre. Ancora oggi ci pensa. La vera notizia? Conosce il copione a memoria, ma ancora non riesce a pronunciare Vingardium Leviosa.  

Ulteriore must to do : il Victoria Peak. Combattute le mie folli vertigini, siamo perfino saliti fino al punto più alto. Il Victoria Peak è la montagna che si eleva sopra Central, e si raggiunge con un tram. Superata la lunga coda all'ingresso e vissuta l'esperienza del tram, si gode di uno dei panorami più incredibili sull'intera città. La vista è incredibile. Qui Babbo J, nel tentativo di farmi dimenticare le vertigini, mi ha perfino proposto un ballo sulla musica di Frank Sinatra. L'ho accettato. Farlo molto molto lontano da una balconata a strapiombo mi sarebbe ammetto piaciuto di più. 

Abbiamo trascorso ad Hong Kong le due ultime settimane della nostra prima tappa di viaggio. Tra le due, un super weekend a Disneyland Hong Kong. Non ci dovevamo venire, ed invece abbiamo vissuto qui una delle esperienze più belle. Hong Kong non può lasciarti indifferente. La sua luce ancora ce la ricordiamo.

With a Lot of Love - #miljiansgotohongkong


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