Singapore

Singapore è il diamante del Sud Est asiatico. Singapore non assomiglia a nessun’altra città che si possa trovare nel mondo. Singapore è aria asiatica su stampo occidentale, buon cibo, qualità di vita altissima. A Singapore puoi mangiare in uno street food cinese, camminare per strada a fianco di un indù vestito solo di pareo, far ticchettare i tacchi a ritmo di musica sugli immensi marciapiedi di Orchard Road verso i più grandi mall dello shopping, ammirare con il naso all’insù i grattacieli di Marina Bay e con un solo giro di metro ritrovarti tra piccole shophouse cinesi colorate. Singapore racchiude nei suoi 641 km2 l’intero mondo.

A Singapore abbiamo soggiornato in un piccolo appartamento a Farrer Park, a due passi dal quartiere indiano, in pieno fermento per la preparazione del Deepavali, una festa che celebra simbolicamente la vittoria della luce (buono) contro lo scuro (male). Le lanterne colorate ne sono le regine. Ci siamo sempre spostati in metro, i trasporti sono tra i migliori che abbiamo mai visto. Puliti, rapidi, funzionali, sempre dotati di ascensore. Grande ola. Fondamentale quando si ha un passeggino con ben due bambini sopra. Singapore è una città estremamente kids friendly : parchi gioco ovunque, perfino condominiali, seggioloni a disposizione nella maggior parte dei ristoranti, tante tante tantissime attrazioni concepite per far divertire tutta la famiglia. Alla ricerca del nostro posto del mondo, ammetto che Singapore mi ha dato da riflettere.

A Singapore abbiamo vissuto una settimana meravigliosa. Ecco il nostro best of.

- gli wow una volta usciti dalla metro, ritrovandoci nel Colonial District, dove edifici bianchissimi ormai sede dei principali musei della città si impongono in un quartiere per lo più verticale, quello di Marina Bay. Il primo approccio, è gran colpo di fulmine. Inoltre, c’è un capolavoro architettonico in cui tre grattacieli sorreggono una barca. Si tratta del Marina Bay Sands. Incredibile.

Marina Bay Sand. Capolavoro.

I Gardens By the Bay e un papà saltante

Strike a pose!

- ritrovarsi a mangiare in un buffet del quartiere finanziario solo con gente con badge e camicia. La quantità di informazioni visive è indescrivibile : piatti coreani, cinesi, bevande di colori assurdi, riso, pasta, anatra all’arancia. Sembrerà incredibile, ma qui i bimbi hanno mangiato la cotoletta alla milanese più grande che io abbia mai visto. Ed era pure buonissima. Un’esperienza.

- la visita ai Gardens by the Bay, strutture di ferro a forma di fiore diventate serre e splendidi giardini rampicanti.

- in tutto questo, essere sopravvissuti al caldo che più caldo non si può.

- l’acquisto dopo due mesi e mezzo di viaggio dei primi vestiti in Orchard Road. I vialoni interamente tempestati da insegne provocanti hanno avuto la meglio sulla famiglia con le magliette vittime di lavaggi senza pietà un po’ ovunque nel Sud Est Asiatico (piccolo aggiornamento : eravamo molto felici quando sull’isola di Java avevamo trovato la nostra lavanderia in cui il lavaggio di 1 Kg di vestiti costava meno di un euro. Quando i vestiti li abbiamo recuperati, abbiamo capito perchè. Rip vestiti.). Anche i Mall hanno la meglio. Per un pomeriggio, ci sembra di essere tornati in Occidente. Questo è l’effetto Singapore.

Al ristorante indiano

- il quartiere indiano. I suoi colori, i suoi profumi. La sua gente. Il mercato strabordante di frutta, la metà della quale introvabile probabilmente da noi. Curiosità.

- vedere Lia mangiare un Chicken Masala con gusto al Banana Leaf Apolo, uno dei ristoranti più conosciuti della zona. La quantità di cibo sconosciuto che questa bambina riesce a mangiare mi meraviglia ogni giorno di più.

- cercare delle lucine da poter portare con noi in viaggio in una fiera indiana. Per sentirci come a casa, dove le lucine non mancavano mai. Trovate solo lucine di lunghezza tre metri. Area d’occupazione : mezza valigia. Niente lucine che fanno sentire a casa per noi neanche questa volta.

- ritrovarsi in un taxi che attraversa la città la sera, quando le luci dei buildings danno forma e colore ai quartieri. Quando le macchine sfrecciano, quando la gente esce dal lavoro. Quando con il nero la vita non finisce.

Happy baby!

In tinta con il quartiere cinese.

- essere invitati ad una splendida serata da dei ragazzi expats provenienti da ogni parte del mondo. Federica ci ha contattati tramite Instagram, ci ha promesso un buon piatto di pasta in ottima compagnia. Non potevamo che accettare. Abbiamo trascorso un meraviglioso momento alla scoperta di cosa significhi la vita nel diamante del Sud Est Asiatico, descritta da due italiani, una francese, un tedesco, un bulgaro e un australiano. No, non è una barzelletta. A fare da contorno, la shophouse in cui convivono, un buon bicchiere di vino (definitivamente importato da dove sappiamo noi) e un piatto di spaghetti davvero buono.

- dare da mangiare ad una giraffa allo Zoo di Singapore, uno dei più belli al mondo. Meravigliarsi di vedere i propri figli decisamente più coraggiosi di te. Vedere Lia litigare con la giraffa perchè la carota non gliela vuole lasciare. Vedere Teo non cambiare minimamente l’espressione della faccia quando la giraffa per prendere la carota ci attorciglia attorno la lingua. Vedere da vicino la faccia di una giraffa (enorme). E la sua lingua (ancora di più).

- essere gli ultimi ad uscire dallo zoo perché non si è guardato l’orologio. Rischiare di rimanerci dentro. Oh no. Correre.

- trasferimento immediato di paese con tre fermate di metro. China Town. Camminare sotto le lanterne di carta rosse : fatto. Rimanere ad ascoltare tre minuti un venditore per strada solo per il suono della sua voce ipnotizzante : fatto. Sinchuanchichiaitao. Mi sembra di risentirlo.

- mangiare uno snow ice, il gelato più strano e pazzo che abbiamo mai visto, da Mei Heong Yuen Dessert, circondati solo da cinesi. Dopo averlo finito, chiedersi cosa fosse effettivamente

Singapore-6052.jpg

- farsi massaggiare i piedi bevendo un ottimo the cinese in una spa della zona. Vedere la carinissima ragazza cinese cominciare a spazientirsi davanti ad un quasi-treenne saltare ovunque. Proporgli di sdraiarsi sul lettino da massaggio. Inserire nello schermo un dvd solitamente adibito solo a pubblicità un Mister Bean cartone animato versione cinese. Non sentire più tre-enne. Fatto.

- mangiare lo street food più buono del mondo. Sul tavolo, senza ritegno : un pad thai, quattro nan indiani (due semplici, due al formaggio) un anatra all’arancia, dei ravioli giapponesi. Più tempo speso ad ordinare tutto questo che a mangiarlo. Questa è Singapore. Yes.

- perdersi tra le casette colorate di Koon Seng Road.

- fare il brunch cinese della domenica con un vecchio amico che nella vostra città natale non vedi da quando eri adolescente ma che ti è già capitato di incontrare in un bar di Ho Chi Minh e ora qui, in un bellissimo ristorante all’interno di un museo a Singapore.

Nel giardino botanico

- bere un cocktail all’interno del bellissimo e storicissimo Raffles Hotel

- trascorrere un’intera giornata a pieni polmoni all’interno del Giardino Botanico, un’area verde di pace in mezzo alla città. Trovare che vivere nel giardino di palme sarebbe un sogno. Visitare il Giardino delle Orchidee.

- fare la valigia disperato come un manga giapponese : fatto

Ciao ciao Singapore! Ci vediamo prestissimo.

Ok, è evidente. E’ stato un grande colpo di fulmine. Brindiamoci sopra.

With a Lot of Love - #miljiangotosingapore

 

 

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