Java Centro. Indonesia

Alcuni deI momenti più belli della nostra vita li abbiamo trascorsi in treno. Ed è così’ che comincia questo racconto. Con un treno.

Treno Argo Wilis delle 11.25. Carrozza 5. Partenza da Yogyakarta, destinazione Bandung. Quasi otto ore di viaggio.

Abbiamo prenotato il nostro treno all’ultimo minuto, più o meno come stiamo sempre facendo per i trasporti dall’inizio di questo viaggio. Ci lascia più libertà. I treni indonesiani sono favolosi, ottimo spazio tra i sedili, vengono perfino messi a disposizione dei cuscini, tutte le poltrone vanno nel senso di marcia, prezzo veramente ottimo. Risulta quasi un peccato privarsi di questa esperienza privilegiando l’aereo. E poi, c’è un bonus regalo. La vista.

Viaggiare in treno non è mai come viaggiare con qualsiasi altro mezzo di trasporto. Il treno ti permette di avere accesso a dei panorami che sarebbero altrimenti impossibili. Il treno ti permette di seguire dei binari che entrano diritti tra le trame della tela di un quadro. Se Harry Potter ad Hogwarts ci arrivava con un treno ci sarà sicuramente una ragione ;-) Le quasi otto ore di treno trascorrono perfettamente. I bambini hanno dormito per quasi la metà del viaggio, e questo ci ha permesso non solo di lavorare, ma anche di goderci una vista incredibile in un rarissimo momento di parentale silenzio, quel silenzio che, quando genitore di bimbi piccoli (due sotto i tre anni, poi), è praticamente impossibile. Amen.

Sono sempre stata particolarmente sensibile ai viaggi in treno. Dalla prima volta che lo presi, sola, correndo disperata per paura che partisse davanti ai miei occhi, ho imparato molto, tra cui che un treno non parte lasciando i passeggeri sul binario, tra l’altro. In treno arrivai a Parigi quell’agosto del lontano 2011, con un ragazzo in giacca e camicia profumatissimo che mi aspettava con un gran sorriso, in treno vidi per la prima volta “Il favoloso mondo di Amélie”, film che ancora oggi continua a segnare la mia quotidiana maniera di vedere il mondo. Su un treno TGV appena partito da Paris Gare de Lyon abbiamo deciso che era arrivato il momento di diventare tre. Fino a quella notte sul Golden Train vietnamita che da Ho Chi Minh City ci portava a Nha Trang, sfiorando il Mar Cinese meridionale.

Se i lunghi viaggi al chiuso non vi spaventano, armatevi di qualcosa di cui nutrirvi (sono stata l’unica ad aver mangiato un Nasi Goreng acquistato a bordo, provando così le brezza del pollo più colloso dell’universo), il treno è in assoluto la miglior maniera di spostarsi sull’isola di Java.

Bandung non è per forza una città segnalata sulle guide. Non ha niente di così speciale che valga uno stepover, Grande turismo cinese, non offre nulla al viaggio all’occidentale. E noi è proprio per questo che abbiamo deciso di consacrarle ben 3 giorni. L’avevamo sentita nominare “la Parigi d’Indonesia”. Anche solo per questo, eravamo già convinti che tre giorni in città sarebbero stati perfetti. Uscire dai circuiti prettamente turistici aiuta a capire cosa sia la vera vita che anima un Paese.

Bandung è conosciuta per essere il paradiso dello shopping. Ci sono interi viali su cui trovare immensi outlet mall su entrambi i lati della strada. Cihampelas è conosciuto per il jeans.

Poi ci sono Dago, Jalan Riau. E la solita valanga di motorini ad ogni semaforo, che animano di suoni e luci la colonna sonora del viaggio nel Sud Est asiatico.

Abbiamo consacrato un’intera giornata al Floating Market, che poi abbiamo scoperto essere nient’altro che la creazione di uno spazio divertimenti all’asiatica. Niente a che vedere con la real life del Floating Market di Bangkok, ma un’esperienza da vivere quando si capita a Bandung. Ci siamo tentati un giro in canoa non troppo di successo tra le bancarelle di street food, ci siamo piacevolmente ritrovati nel Rainbow Garden, un giardino immenso ricoperto di fiori, abbiamo quasi rischiato di fare un servizio fotografico in abiti tradizionali giapponesi (cosa c'entrasse, non lo so. Ma ogni lato del parco era davvero impostato come attrazione per turisti in cerca di evasione). Una vera esperienza. Siamo tornati nella camera del nostro albergo soddisfatti.

Mai quanto lo eravamo il giorno seguente, comunque. Dopo una passeggiata nelle zone dello shopping, ci siamo imbattuti in uno spazio fotografico che prometteva uno shooting fotografico in abiti tradizionali indonesiani. Il nostro livello d’inglese è valido giusto per sopravvivenza culinaria + ci facciamo due risate, quello degli indonesiani è simpaticamente non oltre questo limite, una mezz’oretta dopo ne siamo usciti vestiti con sarong, tessuti batik e accessori coloniali in posa nel perfetto retrobottega scenografato in spirito indonesiano a fare “Cheese”. Kitsch da morire, abbiamo lo shooting fotografico più ganzo di sempre. Inutile dire quanto non vedo l’ora di stampare quelle foto per appenderle in casa. Quando avremo una casa. Ovunque avremo una casa. Per ora, sono dei files jpeg di ricordi. Ci siamo divertiti da morire (e il fotografo ha dovuto dare a Teo un sacco di caramelle per assicurarsi che 1. stesse fermo 2. non usasse le tazzine in ceramica di bellezza scenografica sul tavolo di legno come garage delle sue macchinine. Rompendole. Le tazze, non le macchinine, ovviamente.)

Lasciamo Bandung estremamente soddisfatti. Non avevamo particolari aspettative, ne siamo davvero rimasti sorpresi. Scegliamo di nuovo il treno come mezzo di trasporto alla volta della nostra tappa conclusiva del viaggio in Indonesia, verso gli ultimi “Terima Kasih” e “Selamat Pagi”. Inconsapevoli che i più bei paesaggi, li vedremo proprio ora. Il treno Bandung - Jakarta ha dei tratti vertiginosamente sospesi sui più bei campi di riso mai visti. E’ davvero emozionante. Chiunque voglia girare un film sull’Indonesia, dovrebbe cominciare da qui. I panorami sono paurosi. Si stenta a comprendere se siano veri. Sono tre ore di viaggio da far brillare gli occhi.

Arriviamo a Jakarta nel primo pomeriggio. Superata la soglia della stazione, si percepisce subito l’atmosfera della grande città. La vita comincia ad essere verticale: grandissimi building, panorami vetrati, dal secondo piano in giù taxi, grandi auto, clacson. Benvenuti nella capitale.

Diamo al taxista l’indirizzo della nostra prossima meta. The Westin Jakarta, Gama Tower. Il grattacielo più alto dell’intera Indonesia, di cui l’albergo occupa gli ultimi 20 piani.

Dopo aver dormito tra le risaie, in un bungalow di paglia, in una antica struttura d’eredità coloniale, e in un piccolo paesino della periferia indonesiana, ci aspettano tre giorni dall’alto del 63° piano.

La catena Westin è tra la più family friendly esistenti al mondo, se non, probabilmente, LA più family friendly del mondo. Veniamo accolti dal miglior servizio di sempre. Clarissa e Hannah ci accompagnano nella nostra camera. Sulla televisione della camera passa un filmato, un montaggio video delle nostre foto in musica, per augurarci un buon soggiorno.

E’ da un mese che viaggiamo. Solo noi quattro. La vita nella nostra bolla attorno al mondo è costellata di incontri, di gente, di persone, di culture, di videochiamate con i nonni, di messaggi, ma la sera, quando andiamo a letto, quando dove c’è sempre stata la nostra vita ancora c’è il sole, siamo solo noi quattro. Quando usciamo di casa la mattina, nelle auto, nei treni, a fare e disfare le valigie, nelle nostre infinite camminate a piedi, siamo solo noi quattro. Quando siamo entrati nella nostra camera d’albergo al Westin Jakarta, quando abbiamo trovato quel video riprodotto sullo schermo, in cui giravano senza sosta immagini di quello che eravamo prima, ci siamo commossi. In più di un mese di viaggio, mai accoglienza è stata così forte, così bella. Troviamo una tenda per i bimbi montata in camera davanti a quelle immense finestre che danno sull’intera Jakarta. Due orsetti, due libri (per la felicità incontenibile di Teo), un sacco di biscotti (per la felicità incontenibile di Lia).

Visitiamo l’albergo, un paradiso sospeso su una delle più grandi metropoli del Sud Est Asiatico. Palestra, piscina, spa, aree relax, tutte con vista incredibile. La perla : la colazione, una delle migliori.

A Jakarta viviamo la perfetta conclusione del nostro viaggio nelle terre indonesiane. Troppo bello, difficile lasciare quella vista per tornare su terra. Ci prendiamo una giornata per visitare la città, consapevoli che per apprezzarla davvero ci vorrebbe probabilmente molto di più. Decidiamo di vedere una delle zone più caratteristiche. Arriviamo a Fatahillah Square, una piazza di incredibile charme dove si possono noleggiare biciclette e cappelli di paglia in tinta per una poetica passeggiata su due ruote. Sulla piazza i principali musei della capitale : Jakarta History Museum, Wayang Museum, dedicato alle bambole, e il Fine Art and Ceramics Museum. Oltre ad una piccola perla di eredità coloniale : il Café Batavia, luogo storico, tappa imperdibile se di passaggio in città. Basta varcare la porta d’ingresso per un viaggio ad inizio 1900. Ci beviamo qualcosa, i bambini mangiano degli ottimi spaghetti al pomodoro, straordinariamente trovabili in Indonesia molto più spesso di quel che si possa credere.

Ultimo tour nel quartiere, assistiamo ad una fantastica serenata con chitarra sulla piazza. Quella musica ci entra nelle orecchie. E’ Dari Mata, di Jaz. Ufficilamente la colonna sonora di questo mese indimenticabile. Ultime ore indonesiane. Decidiamo di salutare questo grande Paese con un bagno in piscina semi notturno al 50 piano, cena in camera, e poi con il cuore spezzato (e chi lo lascerebbe più il Westin Jakarta?) i ripreparano le valigie. Si ricomincia. Ci aspetta il volo verso un diamante asiatico.

Terima Kasih Indonesia, Terima Kasih popolo indonesiano. Siete stati una grande scoperta. Grazie per averci accolto nella migliore maniera che potessimo desiderare. Il colore delle offerte di fiori ad ogni angolo di Bali, i viaggi in macchina interminabili che ci hanno offerto i più bei panorami, il suono della voce pronunciando “Sama sama”, il Nasi Goreng, la valanga di selfie che ci siamo fatti insieme, i bambini. Oh, i bambini. Dal mare di Bali ai grattacieli di Jakarta.

Dari Mata, come dice la canzone. Dagli occhi. E’ con gli occhi che abbiamo vissuto le più belle sensazioni di questo viaggio.

Sampai jumpa lagi. Ci vediamo presto.

With a Lot of Love. #miljiansgotojava

Alcuni link utili :

Westin Jakarta

Bandung

Floating market

Tiket.com per l'acquisto online dei biglietti del treno

Servizio fotografico

Jakarta

Fatahillah square

Cafè Batavia